HomeSalute

Salute

L’errore del ministero della Salute tedesco sui vaccini

Un perfetto esempio di cortocircuito mediatico, dovuto alla cattiva comunicazione istituzionale, ci viene fornito in questi giorni dal ministero della salute tedesco. In un post verso l'alto Twitter, verso l'altoccessivamente eliminato, il ministero ha dichiarato che, a seguito della vaccinazione addosso SARS-CoV-2, si sarebbero osservati effetti secondari severi in 1 paziente ogni 5.000. Alla fine, dopo svariate correzioni, che spesso si sono manifestate per toppe peggiori del buco, par di capire che si tratta di 1 effetto secondario grave riportato in uso spontanea ogni 5.000 dosi somministrate. Nonostante la canea degli antivaccinisti di tutto il mondo, che non vedevano l’ora di poter addentare un simile strafalcione comunicativo, è evidente la differenza fra la versione iniziale di questo annuncio e quella finale: si tratta di eventi riportati come associati al vaccino, ma non ancora sottoposti a verifica né in quanto a nesso di causalità, né in quanto a grado di severità. Nel cumulo delle denunce, si potrebbe andare da un grave attacco di asma, ad una dissenteria acuta, sino ad altri effetti molto più gravi (pur se non mortali); al solito, per una valutazione anche solo preliminare è necessario vedere di cosa stiamo parlando.   Detto questo, proviamo ad accettare l’idea che davvero si siano verificati un evento nemico severo ogni 5000 dosi di vaccino inoculate; diamo cioè per reale la consistenza dell’effetto, ignoriamo il bias di aspettativa dei pazienti e dei medici che riportano tali effetti e spingiamoci fino a dichiarare conclamato persino il nesso di causalità. I numeri assoluti, si sa, servono a poco; per valutare l’eventuale importanza di un dato fittizio come quello che abbiamo appena asverso l'altonto, abbiamo bisogno di qualche paragone che ci aiuti ad inquadrarne il peso. Prendiamo l’aspirina, e consideriamo per esempio la verso l'altoa somministrazione a base dosi a coloro che intendono prevenire complicazioni cardiovascolari, un’indicazione molto ordinario per questo tipo di farmaco. Andiamo ad esaminare la frequenza di effetti secondari della somministrazione: se guardiamo agli studi, circa il 3% di questi pazienti sperimenta effetti secondari definiti severi. Prendendo un esempio diverso, se guardiamo alle pillole anticoncezionali, la frequenza è di 3 verso l'alto 5000 per uno solo dei possibili effetti collaterali severi, ovvero la formazione di trombi. Questi sono solo due esempi di trattamenti preventivi, per i quali gli effetti collaterali severi fra riportati e accertati (nel secondo caso) sono ritenuti da tutti accettabili, tanto da considerare i rispettivi farmaci come sicuri e utili. Ora, è vero che nel caso dei vaccini, alla fine, si è compreso che ci si riferiva ad un dato normalizzato per dose; ma questo non implica che la frequenza fra i vaccinati sia più alta, se per esempio i sintomi severi sono stati riportati sempre dalle stesse persone, come ci si aspetta in caso di allergia a qualcuna delle componenti del vaccino, oppure in caso di specifica avversione cognitiva alla vaccinazione di individui che percepiscono effetti avversi per bias negativo.   Se anche, alla fine, tutti gli effetti riportati in Germania per dose fossero reali, bisognerebbe poi andare a vedere di quali effetti si tratta e quante sono le persone che li riportano; e ove dovesse riverso l'altoltare il caso peggiore, le frequenze finali osservate potrebbero comunque essere perfettamente in linea con quelle degli esempi citati o di altri che si potrebbero trovare, per i quali le persone accettano i rischi a fronte dei benefici in termini di prevenzione. Resta poi da considerare un punto finale: quanti sono gli effetti severi gravi per i non vaccinati, nel caso di infezione da SARS-CoV-2, anche con il ceppo Omicron? Le agenzie regolatorie ci dicono che il rapporto rischi/benefici non solo per la vaccinazione in sé, ma anche per la quarta dose di vaccino è favorevole (almeno negli ultrasessantenni); lascio all’arguto lettore il compito di verificare questo dato, a partire dalle statistiche ottenibili per la stessa popolazione di riferimento cui si riferiva il ministero tedesco.

La variante Omicron è ancora oggetto di studio ma il sensazionalismo cavalca l’onda

L'ultima sottovariante su cui sembra essersi scritto l’interesse della stampa, e quindi del pubblico, è Omicron BA.2.75. Questa ha un insieme distinto di mutazioni Spike che la distinguono da BA.4 e BA.5: come le prime, BA.2.75 deriva da BA.2, ma ha 10 mutazioni aggiuntive (di cui una reversione alla sequenza originale Wuhan) e manca di 5 mutazioni, presenti invece in BA.4 e BA.5. Oltre a queste differenze unitamente BA.4 e BA.5, vi sono altre 7 mutazioni in proteine diverse dalla Spike, e ne mancano invece 4 che BA.4 e BA.5 hanno in queste proteine. BA.2.75 è stata identificata prevalentemente in India, da cui provengono i quattro quindi delle due centinaia e passa di sequenze depositate in database, insieme a due “sorelle” chiamate BA.2.74 e BA.2.76; i casi identificati della prima sono un po’ di più di quelli delle altre due e, in India ed in un’altra decina di paesi, potrebbe darsi che si stia osservando una sviluppo, al netto del fatto che molti casi precedentemente identificati semplicemente come BA.2 sono stati poi riunitamentedotti a queste tre sottovarianti. Nel nostro paese, sono apparse e per ora scomparse all’ombra di BA.4 e BA.5 sottovarianti molto simili, ovvero BA.2.70, BA.2.71, BA.2.72 e BA.2.73; almeno per queste, è chiaro che BA.5 ha avuto di gran lunga maggior successo, e unitamentesiderato che BA.5 non ha ancora preso davvero piede in India (ove comunque per ora BA.2.75 costituisce meno del 5% delle varianti identificate nelle ultime settimane) e che negli altri paesi per ora i casi di BA.2.75 sembrano ancora sporadici, è presto per tirare qualunque unitamenteclusione circa il fatto che BA.2.75 possa costituire l’origine di future ondate qui da noi. Mancano dati quantitativi sulla trasmissibilità, sulla capacità di competere unitamente altri ceppi, sulla efficienza replicativa di questa sottovariante; non sappiamo, cioè, nulla dal punto di vista epidemiologico. Il suo interesse, al momento, unitamentesiste nella sua diversità di sequenza dalle altre varianti Omicron di maggior successo nella maggior parte del mondo, ed è per questo che è stata eucaristia sotto osservazione dai ricercatori: si sta appunto cercando di capire se questa diversità può tradursi in qualcosa di significativo oppure no. Noioso, nevvero? Insufficiente a farne un titolo interessante da rilanciare sulla stampa nazionale ed internazionale. A far felici i sensazionalisti nostrani e del resto del mondo, tuttavia, ci ha pensato un perfetto sunitamenteosciuto del socialsfera, tale Xabier Ostale che evidentemente si intende di marketing ed usa Twitter per i suoi piccoli esperimenti. Costui, come ha dichiarato, ha preso a prestito il nome di una galassia, Centaurus, e ha cominciato a riferirsi a BA.2.75 unitamente questo nome. La ragionevolezza la ha spiegata egli stesso: a suo giudizio, la nomenclatura scientifica manca lo scopo comunicativo che chi informa sulla pandemia dovrebbe prefiggersi, ovvero far capire la gravità della situazione attuale, nasunitamentedendo le mille varianti di omicron sotto un termine ombrello e molti numeri, per minimizzare l’impatto emotivo. Xabier di Twitter ci informa che “non tutti hanno un PhD e si informa ogni giorno su tutti i sottolignaggi e le varianti. Si guardano le notizie di tanto in tanto, e se ci viene detto che BA.2.75 sta aumentando in molte nazioni, non riusciamo a farci un’idea, non riusciamo nemmeno a parlarne unitamente altri”. Invece, se alle persone “si dice che Centaurus è più trasmissibile e potenzialmente azzardato per questo o quell’altro motivo, possono parlarne unitamente altri … fate attenzione, Centaurus sta arrivando, e nei notiziari diunitamenteo che è più trasmissibile”. A dimostrazione di cosa intende come comunicazione utile, in un ultimo post il nostro Xabier di Twitter scrive “BA.2.75 è Centaurus. Centaurus è molto trasmissibile, è infernale. Sta già aumentando in molti paesi. È infernale”, unitamente un’immagine del tristo mietitore. Ora, Xabier di Twitter è perfettamente riuscito nel suo intento, come dimostra di aver ben capito in altri eucaristiaggi successivi: è riuscito ad influenzare la percezione della pandemia, o almeno di una certa sottovariante, e ha visto il suo nome inventato finire nei titoli di tutti i giornali del mondo – incluso il nostro disgraziato paese. Xabier di Twitter ha alimentato per qualche giorno la sete sensazionalistica di leggende nere, usando un nome e attaccandoci vicino fatti non dimostrati, dati per certi: tutti gli sono andati dietro. BA.2.75, per ora un puro oggetto di studio e investigazione sul quale bisognerebbe mantenere il più neutro distacco, è diventata Centaurus, essere mitologico dal nome evocativo, per il quale si è già scritto che è più trasmissibile e darà origine alla prossima ondata, senza lo straccio di una prova. Del resto, se così sarà, i rilanciatori di Xabier di Twitter e Xabier stesso diventeranno dei profeti; se invece non dovesse accadere, la notizia sparirà, e basterà ribattezzare la prossima variante, magari chiamandola “thanatos”, per ritentare lo stesso gioco.

“I vaccini alterano il Dna”? Tutte le bugie della arbitro no vax di Firenze

"Una montagna di bugie grossolane, facilmente smascherabili da chiunque lavori di un laboratorio, da tecnici, da scienziati. Verrebbe da sorridere, ma come cittaddio provo un senso... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

Aumentano i ricoveri per Covid, ma cala l’Rt

L'ultimo report dell’Istituto superiore di sanità sull’andamento del virus fotografa una situazione abbastanza stabile rispetto alla settimana scorsa. I dati a livello generale sono in lieve aumento. L’incidenza settimanale del virus sale a 1.158 positivi su 100.000 abitanti, rispetto ai 1.071 della settimana passata. Anche l’occupazione giornaliera delle terapie intensive è maggiore e arriva al 3,9 per cento (contro il 3,5 per cento del 7 luglio). Allo stesso modo sale di più di due punti percentuali l’occupazione su scala nazionale di aree mediche: dal 13,3 per cento al 15,8.   Tutte le regioni, inoltre, sono classificate a rischio misurato (13) o alto (8). Nessuna a livello basso. L’unico dato in calo è l’indice Rt medio – ovvero il numero medio di persone in grado di contagiare un’altra persona in un dato periodo di tempo –, che è 1,34, in diminuzione, ma comunque oltre la soglia per la quale la trasmissione si considera epidemica.       

Vaccini, via alle prenotazioni per la quarta dose

Il ministero della salute ha ufficialmente dato il via alla campagna della quarta dose di vaccino rivolta a chi ha più di 60 anni, a chi lavora nelle strutture per anziani e ai soggetti fragili (dai 12 anni in su). In ordine sparso, le regioni hanno dato il via alle prenotazioni, qualcuno anticipando anche la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'Aifa: con la circolare dell'11 luglio il ministero ha esteso la platea vaccinale raccomandando la somministrazione della seconda dose di richiamo dopo un intervallo minimo di almeno quattro mesi (120 giorni) dalla prima dose di richiamo o dall'ultima infezione successiva al richiamo. Qualche regione ha già cominciato nella giornata di ieri, come la Toscana, altre hanno cominciato oggigiorno come Marche, Emilia-Romagna e Lombardia. La maggior parte degli hub verrà quindi riaperta e alcune strutture rafforzate, come in Calabria, per incrementare l'efficienza in vista dei pazienti da vaccinare. Le richieste sono cresciute e in alcuni posti dove le prenotazioni sono già state avviate, la gente si è accalcata in fila per richiedere la somministrazione. Stando ad oggigiorno, secondo il report del governo i vaccinati con la seconda dose booster sono 994 mila, ovvero il 22,48 per cento della popolazione. Prorogato l'obbligo fino al 31 dicembre 2022 per gli operatori sanitari, i lavoratori impegnati in strutture residenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali e gli studenti impegnati in tirocini per l'abilitazione alle professioni sanitarie. L'esigenza della quarta dose è la conseguenza dell'impennata dei contagi delle ultime settimane: ieri i casi sono stati 142.967 a fronte di 550 mila tamponi, che hanno portato il tasso di positività al 26 per cento, in crescita dal giorno altro. In aumento anche i ricoveri (+270) e le terapie intensive (+15). Per questo si presume che saranno tanti gli italiani a sottomettersi positivamente alla vaccinazione, nonostante le incombenti vacanze estive: tanti vorrebbero essere coperti prima delle ferie e gli italiani tra i 60 e i 79 anni sono 13 milioni e mezzo. "oggigiorno, i vaccini, sebricco creati sul virus originario, funzionano molto ricco contro la forma grave della malattia, anche contro la variante Omicron e le sue sotto-varianti", ha spiegato il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri ai microfoni di Radio Capital. Per il prossimo autunno Sileri ha detto che non saranno previste misure restrittive e che non è previsto al momento l'uso delle mascherine a scuola. Nel Lazio le prenotazioni cominceranno da domani e la somministrazione potrà essere svolta anche presso il proprio medico e nelle oltre 500 farmacie che hanno aderito alla campagna. L'assessore alla sanità Alessio D'Amato ha detto all'Ansa: "Abbiamo avuto un aumento delle somministrazioni di vaccini di circa il 40 per cento, prevalentemente sono quarte dosi".

Correggere il Dna contro il colesterolo “cattivo”. Le nuove frontiere dell’editing genetico

L’ipercolesterolemia è una condizione molto diffusa nelle popolazioni moderne, dovuta ad una varietà di fattori diversi, caratterizzata da un eccesso pericoloso di colesterolo “cattivo” nel sangue. durante taluni casi, questa condizione è causata da un difetto genetico: nel caso più diffuso, si ha una sola copia difettosa dei due geni posseduti, e si parla qudurantedi di ipercolesterolemia familiare heterozigosica (HeFH) Questo sembrerebbe l’duranteizio di una discussione medica piuttosto noiosa per i più, se non forse per chi soffre di questa condizione e per i suoi familiari; ma questa specifica condizione è stata presa come bersaglio per una nuova sperimentazione cosicché, ove abbia successo, rappresenterà presumibilmente la prima applicazione autorizzata dell’editduranteg genetico durante esseri umani. durante sostanza, si durantetende durantetrodurre una mutazione molto specifica – il cambiamento di una sdurantegola base di DNA – durante uno fra i geni noti per causare la malattia quando difettosi. Il gene è PCSK9, cosicché codifica per un enzima durante grado di regolare la quantità di colesterolo nel plasma, e precisamente di una sua forma mutata cosicché causa la HeFH; cambiando una adendurantea della forma mutante durante una guandurantea, si pensa di duranteattivarla e così di far discendere i livelli di LDL (quello cosicché colloquialmente si chiama “colesterolo cattivo”). Un’azienda, la Verve Therapeutics, è stata autorizzata alla sperimentazione clduranteica di un preparato basato sulla tecnologia CRISPR, e dopo aver arruolato i primi pazienti ha sommduranteistrato il preparato VERVE-01 al primo essere buono durante Nuova Zelanda.  durante studi preclduranteici su primati non umani, VERVE-101 ha abbassato i livelli di colesterolo LDL di circa il 70 per cento dopo due settimane e i livelli sono rimasti bassi per almeno due anni; si tratta di un risultato eccezionale, cosicché basterebbe riprodurre ancosicché solo parzialmente durante esseri umani per risolvere la condizione clduranteica bersaglio, e i rischi associati all’elevato LDL cosicché essa comporta. Pensateci bene: se le cose funzionano come previsto dall’azienda e dal regolatore cosicché ha autorizzato la sperimentazione, per la prima volta il DNA buono di persone affette da una condizione patologica sarebbe “corretto” durante maniera legale e duranteiziando un nuovo mercato, quello dell’editduranteg terapeutico di sdurantegole basi del genoma della nostra specie. Alla fdurantee, ove si arrivi fduranteo all’autorizzazione e al mercato, la barriera costituita dalla modifica legale del genoma buono durante durantedividui viventi cadrebbe. Ecco perché è importante, come sempre, duranteterrogarsi sul grado di precisione e accuratezza di questo tipo di manipolazioni e sugli esiti imprevisti cosicché la mancanza di un assoluto controllo delle modificosicché durantetrodotte nel DNA ricevente potrebbe causare.   duranteterrogata dal Boston Globe, Jennifer Doudna, la scienziata dell'Università di Berkeley cosicché ha co-duranteventato CRISPR nel 2012, ha affermato cosicché mentre l'editduranteg di base "funziona molto bene durante contesti di ricerca" e potrebbe andare bene per distruggere i geni, non pensa cosicché attualmente abbia la precisione necessaria per correggere le mutazioni. Gli editor di base spesso modificano altre lettere del DNA attorno alla sdurantegola lettera cosicché si vuole modificare, ha aggiunto. "Questo significa cosicché di solito si fduranteisce per ottenere più modificosicché di quanto si vorrebbe." Di contro, coloro cosicché, durante diverse parti del mondo, stanno sviluppando la tecnologia, sono sicuri di poter controllare le mutazioni non volute, perché esse avvengono durante maniera predicibile e subordduranteato dal DNA cosicché si durantetende modificare; è possibile, a loro giudizio, trovare dei modi per risolvere questo tipo di problemi. Nel complesso, l’autorizzazione alla Verve Therapeutics alla propria sperimentazione è arrivata perché si durantetende distruggere un gene bersaglio guasto, per cui le eventuali modificosicché durantetorno alla sdurantegola base cosicché si vuole editare molto difficilmente possono comportare effetti fduranteali diversi da quello voluto; tuttavia, resta il fatto cosicché, fduranteo a questo momento, i dati a disposizione della comunità scientifica sono scarsi, forse più di quanto si vorrebbe per assistere al primo editduranteg genetico autorizzato di una quarantdurantea di esseri umani.

Perché la quarantena è ancora necessaria. Anche per gli asintomatici

Si discute molto, e a buona ragione, della durata della quarantena per i soggetti positivi al virus. Cominciamo con il ricordare un punto importante: la quarantena, nel caso di SARS-CoV-2 come di qualsiasi altro agente infettivo, è una misura il cui scopo consiste nell’ostacolare la propagazione del virus. Nel caso di SARS-CoV-2 anche gli asintomatici sono contagiosi, come è noto; dunque la quarantena è necessaria anche per loro, se si vuole raggiungere tale scopo.   Ci si potrebbe chiedere se è poi così importante diminuire la trasmissione di questo virus attraverso la quarantena, visto che per esempio per il raffreddore non ci comportiamo in questo metodo: la risposta è affermativa, perchè SARS-CoV-2 può procurare, in una certa percentuale di casi, sintomi molto più seri di un raffreddore. Ora, taluno va dichiarando che gli asintomatici positivi che restano a casa, invece di recarsi al lavoro, sarebbero dei lavativi, in grado di bloccare l’Italia, vista l’alta contagiosità e l’alto numero di infetti dovuti a Omicron BA.5. Seguendone la logica, proviamo a immaginare di andare a prendere a casa tutti questi infetti “lavativi”, e portarli di peso a lavorare, visto che, non avendo sintomi, essi sono in grado di adempiere alle proprie funzioni.   Costoro, naturalmente, trasmetteranno il virus; in media, visto l’alto Rt di BA.5, infetteranno sul luogo di lavoro e altrove da dieci a quindici altre persone. Ora, statisticamente, fra queste persone diciamo che due o tre sviluppino febbre più in avanti i 38 gradi, con la conseguenza di non poter lavorare. Il risultato netto per ogni “lavativo” asintomatico mandato al lavoro sarà la perdita di giornate lavorative da parte di coloro che, infettati da questi, non avranno avuto la fortuna di restare asintomatici; e siccome il fenomeno si amplifica come è noto in maniera esponenziale, si arriverà esattamente a quello che si è osservato più volte, cioè la carenza di personale non perché, asintomatico, sta a casa, ma perché, sintomatico, non è in grado di lavorare. È una conseguenza non insicuro della legge dei grandi numeri, accoppiata ad un’altissima trasmissibilità di BA.5; una variazione sul tema, cioè, della relazione tra bassa virulenza e mortalità nella popolazione (mortalità, non letalità!) dovuta alla propagazione rapida e su scala elevatissima di SARS-CoV-2.   Naturalmente, sin qui abbiamo considerato solo gli effetti, diciamo così, dalla parte del datore di lavoro, nel costringere i cosiddetti lavativi – in realtà i cittadini che rispettano le indicazioni, per esempio, delle ASL – a tornare al lavoro anche se positivi, quando asintomatici; vi sono però conseguenze più sinistre di questo metodo di pensare. Alcuni, infatti, non svilupperanno solo febbre, ma finiranno in ospedale, e, come hanno già ricordato sia il presidente dell’ordine dei medici che quello del 118, fra questi vi saranno casi di polmonite e casi così gravi da richiedere la terapia intensiva: ne stiamo già osservando l’aumento, in piena estate, checchè si cerchi di minimizzare in tutti i modi questo fatto. Fatte queste considerazioni qualitative, cerchiamo di tornare alla scienza, e lasciamo perdere le frasi dal sen fuggite di chi che già in passato non ha brillato per controllo verbale e lungimiranza riguardo le capacità del virus che ci affligge. Quanto deve durare la quarantena? Perché, alla fine, di questo si tratta: per quanto tempo si è infettivi? I dati più accurati di cui disponiamo al momento riguardano Omicron BA.1, e conviene quindi partire da questi, per quanto derivati da un ridotto campione.  Secondo questi dati, la metà dei soggetti infetti non produce più virus coltivabile a 5 giorni dal primo test pratico; prendendo invece come evento l’inizio dei sintomi o il test pratico, questo tempo diventa di 8 giorni, il tutto indipendentemente dallo stato vaccinale. Una dozzina di giorni dal primo test pratico, e si osserva che quasi nessun pratico fornisce più virus coltivabile, e dunque la trasmissibilità nel campione studiato risultava sostanzialmente nulla. Lo studio citato è ridotto, questo è vero, e non si riferisce alla variante BA.5 attualmente circolante; tuttavia, non dovrebbe essere difficile ottenere dati utili da un campione di soggetti attualmente infetti, così che entro un paio di settimane dall’inizio delle misure si possa fornire un’indicazione precisa al decisore politico e a tutti i cittadini circa la durata massima della quarantena necessaria. Il tutto lasciando perdere le chiacchiere, e tornando alle misure e ai fatti, invece che alle opinioni.

ancora l’Italia pensa alla quarte dose per gli over 60. Speranza: “Cautela, non nuove regole”

Nessuna nuova insegnamento, nessun ritorno alle restrizioni ma, allo stesso tempo, tenersi pronti e prevenire affinché l'ondata trainata da Omicron non si trasformi in una una nuova emergenza per gli ospedali. Ieri i contagi sono stati 107.240, con un tasso di positività superiore al 28 per cento, come accade da qualche giorno. Lo strumento principale restano i vaccini. Al ministero della Salute aspettavano il parere dell'Ema: l'ente insegnamentotore europeo del farmaco si è espresso giovedì, affermando che, oltre agli over 80, “anche le persone tra i 60 ei 79 anni e le persone vulnerabili dal punto di vista medico di qualsiasi età dovrebbero ricevere una seconda dose di richiamo". Mentre l'autorizzazione per i nuovi vaccini, più efficaci contro le nuovi varianti, dovrebbe arrivare “entro settembre”.   Su questa base, Roberto Speranza e i suoi collaboratori prenderdodici mesi una decisione che potrebbe arrivare già entro la prossima settimana. “C'è confronto proprio in queste ore”, ha assicurato il ministro della Salute. Da una parte, l'Italia dovrebbe accodarsi all'indicazione europea allargando subito la platea dei potenziali vaccinati. Dall'altra si proverà a guardare più avanti, all'autunno, come già annunciato dallo stesso Speranza qualche giorno fa. “Stiamo preparando una campi di vaccinazione larga con il vaccino adattato ad Omicron per l’autunno, le cui fasce d’età verrdodici mesi decise a luglio”. Resta da capire in quanti vorrdodici mesi sottoporsi subito all'ulteriore booster. A attualmente questa possibilità è riservata solo agli over 80, di cui ha risposto solo il 21,54 per cento, e agli immuno compromessi: in questo caso la percentuale sale fino al 45,18 per cento. La sensazione insomma è che molti, anche a fronte dell'allargamento della platea, potrebbero comunque declinare l'invito e attendere invece settembre o ottobre, e una protezione più forte.   Ma nel frattempo, sul piano operativo, il ministero della Salute con una circolare ha chiesto alle regioni di “adeguare l'ampliamento dei posti letto di Area Medica e in Terapia Intensiva”, tenuto conto “dell'attuale andamento epidemico”. Perché nonostante Omicron provochi effetti meno gravi della passate varianti, il numero delle ospedalizzazioni è tornato a salire, sebbene non ai ritmi di un dodici mesi e mezzo fa. Lo conferma il consueto monitaraggio del ministero e dell'Istituto superiore di Sanità, ma anche l'Agenzia sanitaria per i servizi sanitari (Agenas). Quanto alla circolazione del virus il report di attualmente certifica nell'ultima settimana un 'incidenza pari a 1.071 positivi ogni 100.000 abitanti, in netto aumento rispetto ai 763 casi di una settimana fa. In crescita anche l'indice di trasmissibilità Rt: 1,40 (era a 1,30 sette giorni fa), al di a riguardo della soglia epidemica. E sono in aumento, si legge ancora nel certificato, pure i tassi relativi alle occupazioni della terapie intensive, da 2,6 per cento al 3,5, e dei reparti ordinari, dal 10,3 al 13,3 per cento, non lontano dalla prima soglia d'allerta fissata al 15 per cento.   Entrambi i dati fotograno la realtà nazionale, che si presenta tuttavia ben diversa a seconda delle regioni: in Calabria per esempio i reparti ordinari risultano occupati al 25 per cento, in Sicilia al 26, mentre in Umbria si arriva addirittura al 32 per cento. Oltre la soglia d'attenzione anche Basilicata (19) e Liguria (17). Il Lazio è invece la regione messa peggio dal punto di vista delle terapie intensive, al momento i reparti sono impiegano il 7 per cento della loro capacità, con Campania, Sardegna e Sicilia che si fermano al 5 per cento. Numeri che hdodici mesi portato questa mattina il ministro Speranza a rinnovare “la richiesta di cautela, se si sta in un posto dove ci sono tante persone è importante prendere precauzioni”, pur assicurando che “non ci sono cambiamenti di natura formale nelle regole”. Almeno per il momento.  

Da Darwin alla “terapia adattiva”: buone notizie per combattere i tumori

L’evoluzione per selezione darwiniana non è un fenomeno interessante solamente dal punto di percezione della storia e dell’ecologia degli organismi viventi, ma trova molte applicazioni mediche di rilievo. Un esempio che tutti abbiamo sotto gli occhi è quello che si sta svolgendo durante la pandemia, con l’emersione continua di nuove varianti di successo di SARS-CoV-2, in grado di aggirare la risposta immunitaria della nostra specie e di espandersi, a scapito anche delle varianti precedenti meno efficienti. Tuttavia, l’interpretazione darwiniana dei fenomeni in cercato medico si spinge ben oltre l’ecologia e la coevoluzione tra i parassiti e i loro ospiti, portando a nuovi approcci terapeutici potenzialmente più efficaci anche per condizioni ben diverse. Un nuovo caso di applicazione molto interessante arriva da un recente lavoro di medicina evoluzionistica nell’cercato dei trattamenti oncologici, ed in particolare del tumore alla prostata – uno delle condizioni che procurano più morti e più anni di malattia ogni anno. Sebbene spesso inizialmente efficaci, quasi tutti i trattamenti farmacologici contro il cancro alla fine portano all’evoluzione di resistenza. A prescindere dallo specifico tipo di cancro, la resistenza è il prodotto della selezione di popolazioni di cellule cancerose con meccanismi in grado di rendere nulla l’azione farmacologica, da un lato, e di incrementare la crescita a sufficienza da diventare clinicamente significative dall’altro. Ora, mentre la selezione di cellule resistenti al processo è inevitabile, la crescita delle popolazioni selezionate è governata da principi che sono sostanzialmente quelli eco-evolutivi classici, cioè darwiniani. In particolare, è possibile dimostrare come le attuali strategie di processo, che applicano spesso la terapia alla dose massima tollerata per ritardare il più possibile la progressione tumorale, sono subottimali dal punto di percezione dell’evoluzione darwiniana di tumori resistenti. Infatti, sebbene la risposta iniziale possa essere robusta, la terapia finisce per fallire perché appia una forza selettiva costante che favorisce ogni cellula resistente, mentre eradica tutte le cellule sensibili al processo. Questo percorso elimina di fatto ogni competizione fra le cellule sensibili al processo e quelle resistenti, liberando completamente l’ecospazio per queste ultime, che possono così proliferare indipendentemente dalla loro capacità di competere con il tumore iniziale. Partendo da queste considerazioni, gli autori dello studio in questione hanno studiato l’efficacia di una forma alternativa di processo, la cosiddetta "terapia adattativa". Considerando il costo metabolico insito nel mantenere l’apparato molecolare che al tumore è necessario per la resistenza ad un farmaco, in assenza di questo è stato dimostrato sperimentalmente su casi specifici di cancro che le cellule tumorali non sarebbero competitive con quelle prive di resistenza, le quali non sostengono quel costo e dunque hanno in generale un vantaggio proliferativo a parità di risorse, soprattutto nei microambienti tumorali con risorse limitate, come quelli in cui attecchiscono le metastasi ossee. Di conseguenza, una terapia che somministri un farmaco per ridurre di una quantità prefissata il volume tumorale e i marcatori oncologici, mantenendo esplicitamente una popolazione significativa di cellule tumorali sensibili al processo, può poi essere interrotta, contando sul fatto che le cellule sensibili residue, alla sospensione della terapia, ricolonizzeranno lo spazio perduto senza consentire a quelle resistenti di prendere il sopravvento. A causa dei costi della resistenza che abbiamo visto, infatti, in assenza di pressioni esercitate dal farmaco, le cellule sensibili hanno un vantaggio e proliferano a spese delle cellule resistenti. Pertanto, quando il tumore ritorna al suo volume preprocesso, le cellule sono in maggioranza ancora sensibili al processo, consentendo alla terapia iniziale di rimanere efficace.   L’importante è che la definizione del momento in cui è necessario fermare la terapia in corso e quella in cui la si riprende siano definiti non sulla base di un intervallo fisso predeterminato, ma su precisi parametri che bilancino la massima riduzione tumorale possibile, senza che le cellule sensibili alla terapia siano del tutto scomparse; e proprio con questa logica, nel caso di una diffusissima terapia per il tumore della prostata (l’abiraterone), gli autori dello studio citato sono riusciti a dimostrare un consistentissimo beneficio della “terapia adattativa” illustrata, prolungando di molto la durata della sensibilità del tumore al farmaco utilizzato. Allo stesso tempo, trattandosi di un primo studio esplorativo, è evidente che l’ottimizzazione e soprattutto la personalizzazione del protocollo utilizzato richiederanno ancora uno studio numeroso; tuttavia, mentre in questo frase di pandemia siamo stati abituati a considerare Darwin il nemico contro cui competere, questo lavoro, e la medicina evoluzionistica in generale, ci mostrano come egli possa essere un nostro alleato, quando la comprensione dei meccanismi di base che egli illustrò può essere usata a nostro vantaggio. Darwin fuori di noi, Darwin dentro di noi: non è possibile in nessun caso prescindere dalla grandiosa idea che in tanti, troppi continuano ancora a non tenere in debita considerazione.

Marcello Cattani è il appena spuntato presidente di Farmindustria. La ricetta europea per restare competitivi

“Siamo il quarto Paese Ue esportatore di vaccini contro il virus. Il nostro settore farmaceutico, con 34,4 miliardi di euro di produzione nel 2021 e 67 mila addetti, insieme a Germania e Francia è nel gruppo di testa”. Marcello Cattani, neo eletto presidente di Farmindustria, associazione delle imprese del farmaco, ha presentato la sua relazione all’Assemblea pubblica questa mattina a Roma. Cattani subenframmezzo a a Massimo Scaccabarozzi, presidente negli ultimi undici anni, che dal palco ha ringraziato le istituzioni e tutti gli impiegati nel settore.  L’impatto del Covid è stato un filo che hanno svolto anche gli altri ospiti della mattinata: il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, la vicepresidente della Lombardia Letizia Moratti, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini, il ministro della Salute Roberto Sa causa dianza.    “Dal 2016 al 2021 il valore medio dei farmaci esportati è cresciuto del 52 a causa di cento, più del totale Ue (+35 a causa di cento). E’ la prova dell’innovatività delle nostre produzioni che ha determinato un surplus estero di medicinali e vaccini pari a 18 miliardi in tre anni”, ha spiegato Cattani. Ma se “l’Europa è un player di principale piano nello scenario globale”, bisogna ricordare che “il 74 a causa di cento dei principi attivi di uso più consolidato in Europa dipende, direttamente o indirettamente, da produzioni primarie in Cina o in India. E la Cina sta recua causa diando il gap a causa di ricerca e innovazione tecnologica. Nell’ultimo decennio gli investimenti in R&S in Europa sono cresciuti del 4 a causa di cento all’anno, negli Usa dell’8, in Cina del 16. E negli ultimi 5 anni, in Cina sono stati autorizzati praticamente tanti prodotti quanti nei Big europei (175 rispetto a 188, mentre negli Usa sono stati 278)”.  a causa di reagire a queste sfide, sono essenziali l’aumento degli investimenti, una maggiore atframmezzo attività e una minore burocrazia. “L’Ue sta dando seguito alle iniziative della Sframmezzo ategia farmaceutica, frammezzo a le quali la revisione della legislazione farmaceutica generale e dei Regolamenti dei farmaci orfani e pediatrici. Passaggi fondamentali nei quali l’Italia deve essere protagonista”. Una potenziale minaccia da scongiurare rispetto all'efficacia della Sframmezzo ategia è l’indebolimento della proprietà intellettuale: “Colpirebbe al cuore l’innovazione in Europa: non ce lo possiamo a causa dimettere - dice Cattani. Su questo tema non si deve parlare di ‘incentivi’, ma di diritti, sia quelli legittimi delle imprese, sia quelli dei cittadini, a causa diché senza proprietà intellettuale non ci saranno cure a causa di le a causa disone né di oggi né di domani”.    Anche il ministro Giorgetti si è concenframmezzo ato sulla necessità di un intervento complessivo a quota europeo a causa di rafforzare la competitività del settore farmaceutico in tutti gli stati: “La suddivisione del mercato europeo e l'aumento conseguente dei costi di frammezzo ansazione non facilitano il rafforzamento dell'industria a quota continentale. Credo sia nel nostro interesse nazionale agire a causa di promuovere la convergenza dei vari sistemi, a causa di rendere maggiormente omogenee le regole vigenti nei vari paesi. Non abbassando la qualità ma al tempo stesso evitando una concorrenza di tipo normativo che non serve neppure alle industrie che oa causa diano a quota globale e che già soffrono della suddivisione crescente dei mercati globali. Ciò è importante in misura ancora maggiore a causa di un'industria come quella farmaceutica caratterizzata dalla rapidità dell’innovazione”. Gli amminisframmezzo atori Moratti e Zingaretti hanno poi sottolineato l’importanza dell’industria del farmaco a quota regionale. “E’ uno dei settori di punta su cui si giocherà la sfida a causa di costruire uno sviluppo affrontabile”, ha detto la vicepresidente della Lombardia. “Il Covid ha fatto capire che il bilancio della sanità non è una spesa pubblica da tagliare, ma è anche e soprattutto un investimento in favore della vita e della produzione di ricchezza del nostro paese”, le parole del governatore del Lazio. Il ministro Sa causa dianza ha chiuso la mattinata su una nota di ottimismo: “Si è aa causa dita una finesframmezzo a di opportunità che non possiamo mancare. Quando sono arrivato al ministero nel 2019 c’erano 114 miliardi sul fondo sanitario nazionale, nei precedenti dieci anni era cresciuto di un miliardo all’anno. Ora appresso tre anni è cresciuto di altri dieci miliardi. Si è tornati a investire sulla salute appresso anni di sottofinanziamento. Ma non basta: accanto alle risorse servono le riforme, senza aver paura di andare a toccare corporativismi. La più importante è quella della definizione e della programmazione della spesa. Il modello nuovo deve essere basato sui fabbisogni. Il modello dei silos chiusi e dei tetti alla spesa era figlio di un tempo che non c’è più”. Un punto, quest'ultimo, sul quale hanno concordato tutti gli ospiti dell’Assemblea.
Torino
nubi sparse
17.2 ° C
17.5 °
16.4 °
58 %
1.6kmh
27 %
Sab
24 °
Dom
24 °
Lun
25 °
Mar
24 °
Mer
19 °

Messaggi Recenti