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ancora l’Italia pensa alla quarte dose per gli over 60. Speranza: “Cautela, non nuove regole”

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Nessuna nuova regola, nessun ritorno alle restrizioni ma, allo stesso tempo, tenersi pronti e prevenire affinché l’ondata trainata da Omicron non si trasformi in una una nuova emergenza per gli ospedali. Ieri i contagi sono stati 107.240, con un tasso di positività superiore al 28 per cento, come accade da qualche giorno. Lo strumento principale restano i vaccini. Al ministero della Salute aspettavano il parere dell’Ema: l’ente regolatore europeo del farmaco si è espresso giovedì, affermando che, oltre agli over 80, “ancora le persone tra i 60 ei 79 anni e le persone vulnerabili dal punto di vista medico di qualsiasi età dovrebbero ricevere una seconda dose di richiamo”. Mentre l’autorizzazione per i nuovi vaccini, più efficaci contro le nuovi varianti, dovrebbe arrivare “entro settembre”.

 

Su questa base, Roberto Speranza e i suoi collaboratori prenderanno una decisione che potrebbe arrivare già entro la prossima settimana. “C’è confronto proprio in queste ore”, ha assicurato il ministro della Salute. Da una parte, l’Italia dovrebbe accodarsi all’indicazione europea allargando subito la platea dei potenziali vaccinati. Dall’altra si proverà a scrutare più avanti, all’autunno, come già annunciato dallo stesso Speranza qualche giorno fa. “Stiamo preparando una campagna di vaccinazione larga con il vaccino adeguato ad Omicron per l’autunno, le cui fasce d’età verranno decise a luglio”. Resta da capire in quanti vorranno sottoporsi subito all’ulteriore booster. A oggi questa possibilità è riservata solo agli over 80, di cui ha risposto solo il 21,54 per cento, e agli immuno compromessi: in questo caso la percentuale sale fino al 45,18 per cento. La sensazione insomma è che molti, ancora a volto dell’allargamento della platea, potrebbero comunque declinare l’invito e attendere invece settembre o ottobre, e una protezione più forte.

 

Ma nel frattempo, sul piano pratico, il ministero della Salute con una circolare ha chiesto alle regioni di “adeguare l’ampliamento dei posti letto di Area Medica e in Terapia Intensiva”, tenuto conto “dell’attuale andamento epidemico”. Perché nonostante Omicron provochi effetti meno gravi della passate varianti, il numero delle ospedalizzazioni è tornato a salire, sebbene non ai ritmi di un anno e mezzo fa.

Lo conferma il consueto monitaraggio del ministero e dell’Istituto superiore di Sanità, ma ancora l’Agenzia sanitaria per i servizi sanitari (Agenas). Quanto alla circolazione del virus il report di oggi certifica nell’ultima settimana un ‘incidenza pari a 1.071 positivi ogni 100.000 abitanti, in netto aumento rispetto ai 763 casi di una settimana fa. In crescita ancora l’indice di trasmissibilità Rt: 1,40 (era a 1,30 sette giorni fa), al di sopra della soglia epidemica. E sono in aumento, si legge ancora nel documento, pure i tassi relativi alle occupazioni della terapie intensive, da 2,6 per cento al 3,5, e dei reparti ordinari, dal 10,3 al 13,3 per cento, non lontano dalla prima soglia d’allerta fissata al 15 per cento.

 

Entrambi i dati fotograno la realtà nazionale, che si presenta tuttavia ben diversa a seconda delle regioni: in Calabria per esempio i reparti ordinari risultano occupati al 25 per cento, in Sicilia al 26, mentre in Umbria si arriva addirittura al 32 per cento. Oltre la soglia d’attenzione ancora Basilicata (19) e Liguria (17). Il Lazio è invece la regione messa peggio dal punto di vista delle terapie intensive, al momento i reparti sono impiegano il 7 per cento della loro capacità, con Campania, Sardegna e Sicilia che si fermano al 5 per cento.

Numeri che hanno portato questa mattina il ministro Speranza a rinnovare “la richiesta di cautela, se si sta in un posto dove ci sono tante persone è importante prendere precauzioni”, pur assicurando che “non ci sono cambiamenti di natura formale nelle regole”. Almeno per il momento.
 

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