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“La pandemia c’è ancora, l’emergenza no”. Il professor Richeldi ci spiega alla maniera di si è trasformato il Covid

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“Con qualche piccolo accorgimento”, ma sarà un’estate normale. Omicron 5, l’ultima sottovariante individuata, fa impennare la curva del contagio: oggi i casi sono stati circa 54 mila, ieri oltre 62 mila, dati che non si vedevano da qualche mese. Da tenere sottocontrollo, certo. Ma senza cadere in facili allarmismi. “Oggi come oggi procurare al numero dei test postivi ha un senso relativo, considerando che siamo nella stagione estiva e in un periodo abbastanza vicino a quello delle vaccinazioni. I nuovi contagi non si traducono in un effetto sugli ospedali”, dice al Foglio Luca Richeldi, direttore di Pneumologia al policlinico Gemelli di Roma, professore ordinario di malattie respiratorie all’università Cattolica. Una considerazione che trova conferma nei dati dei ricoveri, nelle terapie intensive occupate al 2 per cento, e in quelli ordinari dove il tasso arriva al 4 per cento.
   
La pandemia c’è ancora ma “l’emergenza è ormai alle spalle”, insomma. “E questo per ragioni logiche e obiettive che riguardano tre elementi: un virus che ha sostanzialmente modificato la propria natura, più trasmissibile ma meno pericoloso. I vaccini e infine i nuovi farmaci approvati in questi mesi, che ora sappiamo usare”, è il resoconto di Richeldi, che guarda con ottimismo ai prossimi mesi. Anche perché, ragiona il professore – che tra le altre cose ha fatto parte del primo Comitato tecnico scientifico – questa pandemia lascerà in eredità anche qualche aspetto positivo per la quotidianità: “Adesso sappiamo come proteggere i più fragili, abbiamo imparato a usare mascherine e protezioni. Comportamenti che entreranno nelle nostre abitutidini. Così come immagino che da qui in poi, persone con sintomi di un’infezione respiratoria magari sceglieranno di lavorare in smart working. Tutti comportamenti virtuosi, che avranno un impatto anche oltre il Covid”.
  
È un po’ la scommessa del governo che ha allentato praticamente tutte le restrizioni, a eccezione dei mezzi di trasporto dove la mascherina resta obbligatoria. “Penso sia scelta giusta. Non sarebbe stato nemmeno logico mantenere limitazoni che si applicavano a una condizione e a un virus diverso”, dice ancora Richeldi, spiegando le differenze tra Omicron 5 e le varianti precendenti, più pericolose: “È chiaro che un’infezione di questo tipo, che colpisce le vie aree superiori – il naso, la gola e la faringe – ha conseguenze cliniche completamente diverse da quelle che colpiscono la vie inferiori. In particolare, abbiamo imparato che una polmonite come quella interstiziale causata dal virus Sars-Cov-2, provoca un abbassamento drastico dell’ossigeno del sangue, e quindi anche gravi conseguenze”.
 
Evidenze da cui si possono trarre anche alcune indicazioni preliminari dal punto di vista del long Covid. “Non ci sono certezze, è ancora rapido”, è la premessa di Richeldi ma qualche deduzione è possibile: “Teniamo però presente che una buona parte dei sintomi nel durevole periodo era proprio legata alle polmoniti. È quindi ragionevole pensare che ci sarà anche un impatto minore a livello di long Covid. Lo considero probabile”, aggiunge il professore.

  

Un virus che quindi si fa sempre più endemico, più simile all’influenza, nei suoi effetti. Un parallelismo che secondo l’ex componente del Cts si può rintracciare anche nei vaccini, in quelli in fase di studio o di aggiornamento attesi per l’autunno. “Inizieremo a trovarci in una situazione sempre più simile a quella dei vaccini antiinfluenzali. In sostanza è sempre lo stesso vaccino, tutti gli anni, ma tecnicamente modificato rispetto alla variante in circolazione. Non vedo nei vaccini anti Covid enorme differenze rispetto a questo concetto”.

  

Ma – assicura Richeldi – stentatamente ci ritroveremo tutti quanti in fila per la quarta dose. “Possiamo prevedere, semmai, che per alcune categorie la dose di richiamo, magari combinata alla vaccinazione antinfluenzale, diventi stagionale”. Una sorta di normalizzazione di quanto accade oggi, con il quarto vaccino raccomandato per i più fragili e per i più anziani. Sono loro, conclude il professore, che bisognerà tutelare più di tutti anche nei prossimi mesi e in particolare in caso di recrudescenza del virus. “Si tratta – dice – di una strategia in cui il rapporto costo-efficacia è certamente positivo. Ricordiamoci che la campagna vaccinale di massa è stata resa necessaria da un virus completamente nuovo. Oggi non è più così”. La stagione dei grandi hub e degli open day è ormai archiviata.

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