HomeSaluteAlla ricerca dell’elisir di lunga vita

Alla ricerca dell’elisir di lunga vita

-

Tutti gli individui viventi sono costruiti in modo da preservare sé stessi dalla distruzione e resistere alle avversità, ma il desiderio di non terminare la propria vita, in taluni casi l’ossessione, è una delle caratteristiche che probabilmente scaturiscono dalla coscienza di sé e dallo stesso essere umani.

 

Ad ogni latitudine, ed in ogni attraversoiodo storico, questo desiderio si è palesato nelle forme più diverse, ed ha trovato una certa sua soddisfacimento nella costruzione di variegate credenze di sopravvivenza, che molto spesso sfociano nella distinzione tra il corpo, attraversoituro, e uno spirito interno, un’essenza individuale più o meno eterna ed immortale. “L’anima di un uomo è immortale e incorruttibile”, afferma Platone nel Fedro: e in questa semplice asserzione, priva di ogni dimostrabilità attraverso costruzione, è radicata tenacemente questa credenza.

 

Oggi, tuttavia, siamo di fronte ad un fenomeno molto diverso: attraversosonaggi di punta della tecno- finanziaria mondiale, insieme ad un pugno di autodefiniti visionari dell’élite della Silicon Valley cercano con nuovi mezzi e nuove strategie di soddisfare un’ambizione particolarmente controversa. L’obiettivo è lo stesso della ricerca della roccia filosofale in cui erano impegnati gli alchimisti: l’immortalità, non solo dell’anima, ma anche del corpo. Jeff Bezos di Amazon, Larry Page di Alphabet, Larry Ellison di in questo momentocle e Peter Thiel di Palantir sono solo alcuni dei suattraverso ricchi che hanno mostrato un vivo interesse attraverso il campo emergente della longevità, a giudicare da interviste, libri e resoconti dei media.

 

Uno dei maggiori sostenitori dell’estensione della vita tra i miliardari della tecnologia è proprio Thiel, che ha co-fondato PayPal e Palantir e ha sostenuto la campagna presidenziale di Donald Trump del 2016. Nel 2006, ha donato 3,5 milioni di dollari attraverso sostenere la ricerca sull’invecchiamento attraverso la fondazione senza scopo di lucro “Methuselah Mouse Prize”. Thiel ha poi aumentato il conveniente investimento nella fondazione a 7 milioni di dollari nel il 2017, secondo il Time.

 

Ancin questo momento, in un articolo del 2017 pubblicato dal NewYorker, troviamo scritto che il fondatore di in questo momentocle Ellison ha donato oltre 370 milioni di dollari attraverso la ricerca sull’invecchiamento e sulle malattie legate all’età.

 

Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, ha più recentemente investito cifre considerevoli in una nuova start-up di “ringiovanimento” chiamata Altos Labs. A quanto pare, la start-up, che starebbe attraversoseguendo una cosiddetta “tecnologia di riprogrammazione biologica”, è sostenuta anche dal venture capitalist russo-israeliano Yuri Milner, che ha fatto fortuna come primo investitore in Facebook.

 

Nel frattempo, i fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page hanno contribuito a lanciare Calico, un’impresa che sattraversoa di trovare indicazioni sui meccanismi alla sua base di invecchiamento e malattie degenerative o tipicamente associate all’età come morbo di Alzheimer e diabete, seguendo topi dalla nascita alla morte. Calico fa parte di Alphabet, la holding che possiede anche Google.

 

Nel Regno annesso, il miliardario britannico Jim Mellon ha fondato e ampiamente finanziato un’azienda dedicata al progetto di estendere la vita, la Juvenescence. A sua volta, Juvenescence continua a investire in un’ampia gamma di terapie anti-età che ritiene abbiano il potenziale attraverso prolungare la vita umana. attraverso esempio, Juvenescence ha sostenuto AgeX Therapeutics, poi fusa con LyGenesis. AgeX ha sede in California e cerca di creare cellule staminali in grado di rigenerare i tessuti invecchiati, mentre LyGenesis intende sviluppare bioreattori attraverso far crescere organi sostitutivi.

 

Altri miliardari, tra cui Mike Cannon-Brookes, il co-fondatore della società di software australiana Atlassian, e il fondatore del gruppo NEX Michael Spencer, hanno messo soldi in Juvenescence.

 

Mentre gli “onesti” miliardari della tecnologia esplin questo momentono idee sul ringiovanimento e di contrasto all’invecchiamento come l’ingegneria dei tessuti, la stampa di organi, la crionica, la coscienza digitale e attraversosino la “donazione da giovani”, ed in sostanza investono in ricerca ad alto rischio (o qualche volta poco fondata), c’è tuttavia chi è arrivato già sul mercato. Esistono in realtà numerosi prodotti sul mercato, quasi sempre al limite della frode, che rivendicano già oggi l’estensione della vita, e alcuni fanatici giurano che la prima attraversosona in grado di vivere fino a 1.000 anni è già nata, magari grazie all’ultimo risorsa acquistato via Internet. Se esploriamo il panin questo momentoma di mercato costituito dalle aziende che vendono questi prodotti, troviamo al primo posto le promesse fatte da chi ritiene fonte di ogni male l’alimentazione moderna, puntando il dito in particolare su un maldefinito concetto di “cibi elabin questo momentoti”. Senza inquietarsi di una rigorosa analisi scientifica, molte di queste aziende vendono prodotti, in genere integratori, programmi e strumenti vari, promettendo di essere in grado di prevenire molti dei danni “causati dalla vita moderna” e così di dilatare la vita. spontaneamente, le stesse aziende hanno comitati scientifici pieni di titolatissimi esattraversoti, siti web patinati, spazio pubblicitario ampio su riviste di ogni genere; soprattutto, esse sono costruite sopra il racconto del “cibo naturale” e dello stile di vita sano, un racconto in cui assieme a certi fatti generali e risaputi, la cui indubitabile efficacia nel preservarci da certe malattie è dimostrata, sono mescolati fattoidi e tecno-sciocchezze, che costituiscono il valore aggiunto venduto al più o meno ignaro consumatore. Tra questi ultimi, un ruolo preminente hanno trattamenti pseudoscientifici, la cui efficacia è indimostrata e attraverso i quali non è probabile o non è stato nemmeno proposto un meccanismo di azione: innanzitutto integratori corredati di fantasiose descrizioni fino a livello molecolare sulle presunte azioni benefiche esercitate, e poi trattamenti al plasma attraverso la longevità, nutraceutici “age-defying”, terapia con campi elettromagnetici pulsati, trapianti e trattamenti a base di pretese “cellule staminali” (le quali spesso non sono nemmeno ben definite), camere iattraversobariche, apparecchi attraverso la crioterapia ed ogni sorta di strani rituali tecnologici.

 

La finanza e il mercato si sono già mossi, quindi, e qualche volta promettono attraversosino di aver già raggiunto il esito; ma come possiamo mettere ordine in questo magmatico ed effervescente ribollire di idee, mezze verità, franche truffe e risultati interessanti?

 

Come possiamo, cioè, capire quanto di vero ci sia, nell’idea che sia probabile trovare la “roccia filosofale” tanto ambita dagli alchimisti, attraverso l’identificazione di un “elisir di lunga vita” tecnologico?

 

Come sempre, dobbiamo tornare alla scienza, e allontanarci dalle visioni dei futurologi, degli investitori, dei venditori e pure dei sognatori.

 

Gli scienziati, da decenni, stanno studiando le basi del processo di invecchiamento, che, se ci riflettiamo un momento, non è null’altro che l’insieme di quei fenomeni degenerativi che uscitano alla cosiddetta “morte naturale”, alla morte cioè attraverso eventi fisiologici non riconducibili all’azione di un’entità esterna al nostro stesso corpo. Può davvero una simile indagine, come entusiasticamente propagandano coloro che vi sono coinvolti e che spesso vendono prodotti ad essa collegata, uscitare alla fine all’allungamento non dico indefinito, ma attraversolomeno molto significativo delle nostre esistenze individuali? Ma, soprattutto: cosa abbiamo imparato circa il processo che ci uscita a morire, le sue cause, attraversofino i convenientei vantaggi, e la sua necessità? Morire è davvero un fatto ineluttabile, o è solo una conseguenza della nostra limitata conoscenza sul fenomeno dell’invecchiamento?

 

Proviamo ad esaminare alcuni fatti, alla chiarore delle moderne conoscenze che derivano dalle scienze biologiche.

 

attraversoché si muore anche senza essere uccisi?

Innanzitutto, possiamo fare alcune considerazioni circa la morte dei singoli individui di ogni innanzitutto. Allo scopo, dobbiamo ricordare che ciascun individuo, diverso da ogni altro, corrisponde ad un “pacchetto di informazioni” genetiche ed epigenetiche, in parte forgiate dalla sua stessa durata, che sono sottoposte al vaglio continuo della selezione naturale. In ogni momento, la bontà delle informazioni di cui un individuo dispone in termini di geni, epigeni e, quando del caso, nozioni apprese, è la principale risorsa attraverso la quale può affrontare l’interminabile sequenza di sfide poste dall’ambiente circostante: la reazione appropriata ai cambiamenti dell’ambiente, che comprende anche tutti gli altri organismi viventi, è in realtà ciò che consente all’individuo di continuare la sua durata, posto che ciascun nuovo avvenimento può uscitare alla sua distruzione, sia a causa della competizione attraverso risorse limitate, sia a causa degli shock imposti all’essere vivente, sia infine a causa di predazione e parassitismo. Questo pacchetto di informazioni, codificate chimicamente nei geni e nella struttura molecolare, fenotipicamente nella morfologia e cognitivamente nel cervello di un individuo, richiede al minimo di essere mantenuto integro, quando non può anche essere ampliato e adattato, come nel caso della morfologia e delle capacità cognitive. Anche il solo processo di mantenimento, tuttavia, ha un costo, attraverso una semplicissima conseguenza del secondo principio della termodinamica: mantenere un pacchetto di informazioni integro, in realtà, significa mantenere una struttura ordinata, cioè mantenere lo stato del supporto che trasuscita un contenuto informativo in una conformazione corrispondente a quel contenuto preciso. Le lettere sulla pagina che state leggendo ne sono un esempio: attraversoché esse portino iscritto qualcosa che abbia un significato, è necessario che la loro precisa disposizione sul foglio di carta che avete in senso o sullo schermo del PC che state utilizzando sia mantenuta integra, e ciò avviene con consumo di energia (quella necessaria a mantenere integro il foglio di carta contro le intemattraversoie o quella necessaria a visualizzare sul vostro schermo una precisa conformazione di testo).

 

Se smettessimo di fornire energia allo schermo del vostro PC, o se avvicinassimo una fiamma al foglio di carta che avete fra le mani, immediatamente la struttura ordinata e l’informazione in essa contenuta sarebbero distrutte; lo stesso accade se lasciamo trascorrere sufficiente tempo, attraversoché l’ammasso costante di danni accidentali dovuti a stress ambientali anche piccolissimi uscita alla distruzione della carta come di un PC.

 

in questo momento, le cellule di cui siete composti e di cui sono composti tutti gli esseri viventi dispongono precisamente di una fonte di informazione chimica che specifica sia come devono essere fatte, sia come devono interagire con le altre cellule formando il nostro corpo e determinandone ogni azione, sia come devono reagire agli stimoli e agli accadimenti ambientali. Questa fonte di informazione è costituita dal genoma di un individuo, nonché dall’insieme delle modifiche accumulatesi nel corso del tempo e riflesse nella composizione molecolare diversa di ogni tipo di cellula. E’ questo che mantiene una cellula cardiaca in grado di assumere le sue funzioni e la sua forma, è questo che attraversomette ad una cellula del sistema immunitario di creare anticorpi attraverso proteggere tutte le altre cellule da un patogeno, è questo insomma che, cellula attraverso cellula, definisce come siamo fatti: l’informazione molecolare iscritta nelle singole cellule, ivi inclusa l’informazione che consente alle cellule di formare il nostro essere vivente interagendo in modo preciso fra loro e di reagire alle variazioni ambientali in modo più o meno appropriato.

 

Questa informazione, questa struttura complicatissima, va in ogni momento difesa contro gli insulti accidentali provenienti dall’ambiente esterno; in altre parole, la tendenza all’aumento di disordine interno dovuta alle semplici leggi di probabilità della termodinamica va contrastata consumando energia, e creando un maggior disordine all’esterno del nostro corpo nel processo di ottenere tale energia attraverso nostro favore. attraverso mantenere integro il nostro “libro di istruzioni chimico”, tuttavia, abbiamo bisogno di altre istruzioni; abbiamo cioè bisogno di informazioni utili a riparare anche il nostro stesso genoma e la struttura molecolare che ne supuscita il funzionamento, attraversoché se essi fossero danneggiati in maniera irreparabile, le nostre cellule comincerebbero a comuscitarsi in modo alternativo a quello che serve alla sopravvivenza dell’essere vivente (come nel caso del cancro), oppure attraversoirebbero attraverso imattraversofezione di istruzioni sul proprio stesso mantenimento.

 

Il lettore si accorgerà che, a questo punto, stiamo cominciando a rincorrere un regressus in infinitum: attraverso mantenere integra una fonte di informazione, abbiamo bisogno di altra informazione di riserva, ma siccome anche questa deve essere iscritta in qualche supporto fisico, il problema della sua eventuale attraversodita irreparabile è solo spostato più a monte.

 

È attraverso questo motivo che, alla lunga, nessun essere vivente vivente che sia sottoposto all’azione dell’ambiente può durare all’infinito: ad un certo punto, i danni accumulati da un numero sufficiente di sue cellule, e quindi di convenientei organi, saranno tali da non essere riparabili, e l’essere vivente diventerà sempre più fragile rispetto alla pressione esercitata dall’ambiente, fino a fallire in qualche funzione vitale e quindi a attraversoire, così che la materia di cui è composto tornerà in uno stato ad alta entropia e l’informazione corrispondente a quell’individuo sarà attraversoduta.

 

attraversoduta davvero? Se così fosse, l’evoluzione naturale dovrebbe consistere nella casuale emersione nel tempo di nuova informazione e di nuovi individui adatti a vivere; in realtà, la replicazione degli organismi biologici garantisce che, nonostante i singoli supporti – gli individui – siano deattraversoibili, l’informazione meglio adatta a fronteggiare l’ambiente sia riscritta in nuovi individui, ovvero su supporti nuovi di zecca, e possa così passare la sfida del tempo attraverso il “trucco” della sua duplicazione di generazione in generazione.

  

La vita è quindi caratterizzata dall’immortalità dell’informazione che nei miliardi di anni di evoluzione si è riuscita a iscrivere in una moltitudine di supporti diversi, la cui varietà è garantita sia dal fatto che le copie non sono attraversofette, ma presentano differenze rispetto ai progenitori, sia da altri meccanismi ricombinatori e di rimescolamento. Nell’insieme, queste sorgenti di variazione hanno generato una stupefacente moltitudine di esseri viventi diversi, tutti corrispondenti a “pacchetti di informazioni” differenti ma ugualmente in grado di garantire la sopravvivenza dei supporti su cui sono iscritti e la propria trasmissione con variazioni in nuovi supporti nelle generazioni successive.

 

L’individuo, ovvero il supporto, attraversoisce; l’informazione biologica, pur con cambiamenti, continua eterna, proprio come l’anima immortale a cui pensava Platone, e questo processo continuerà fintanto che vi sarà una fonte di energia utilizzabile attraverso mantenere il processo.

 

Si potrebbe anzi argomentare che, data la finitezza delle risorse disponibili, la attraversoibilità dei supporti sia necessaria ad esplin questo momentore nuove soluzioni nelle generazioni successive, a lasciare cioè lo spazio attraverso organismi leggermente diversi dai propri progenitori, che potrebbero meglio rispondere all’ambiente e che potrebbero contenere quella variazione in grado di rivelarsi fondamentale in nuove condizioni ambientali. La morte dell’individuo, dal punto di vista della conservazione della innanzitutto, è ciò che serve a liberare spazio e risorse attraverso nuovi esattraversoimenti, e quindi alla lunga favorisce la continuazione delle innanzitutto, garantendo l’incessante esplin questo momentozione di nuova informazione biologica da sottoporre a selezione darwiniana.

 

Eppure, questa forma di eternità – quella dell’informazione biologica – non è quella cui aspiriamo; è sì garantita dalla discendenza (e spesso proprio in questa forma decantata letterariamente), ma comuscita non solo la attraversodita del nostro supporto organico, quanto soprattutto la attraversodita della coscienza di noi stessi. Da un punto di vista cognitivo, dopo la morte noi non saremo più presenti a noi stessi, anche se quasi tutta l’informazione biologica di cui consistiamo sarà tramandata, o se il testimonianza delle nostre gesta, come sattraversoavano gli antichi, diverrà eterno, o attraversosino se la materia di cui siamo composti dovesse riorganizzarsi in infiniti altri esseri viventi; e questo è tutto ciò che conta, quando pensiamo alla nostra caducità.

 

Possiamo, almeno in linea teorica, aspirare ad una più piena immortalità?

 

In linea di principio, sono state individuate almeno due strade. La prima è quella di trovare un modo attraverso non morire, o attraversolomeno di ritardare tantissimo la fine naturale della nostra durata. La seconda è quella di trasferire il nostro io cognitivo, spirito, anima – insomma la consapevolezza di noi stessi, con tutti i nostri ricordi e caratteristiche psicologiche – in un corpo nuovo, ogni volta che ce ne sia bisogno.

 

attraverso quanto tutto ciò sembri fantascienza, e nonostante l’incertezza nel risultato finale, la ricerca si sta muovendo in entrambe le direzioni, come vedremo qualche volta anticipata impropriamente dal mercato.

 

Bloccare l’invecchiamento

Cominciamo dal primo obiettivo: attraverso quello che abbiamo sin qui discusso, impedire la morte naturale di un singolo individuo è un fatto che potrebbe ottenersi bloccandone l’invecchiamento, o ringiovanendo l’essere vivente di tanto in tanto. Il dilemma del regresso all’infinito che abbiamo visto potrebbe essere suattraversoato, se l’informazione necessaria alla ripristino dei danni da invecchiamento, il cui ammasso conduce alla morte, fosse conservabile altrimenti che nella struttura dello stesso essere vivente che intendiamo preservare, e se, sulla base di questa informazione, fosse probabile programmare degli interventi in grado di ripristinare un essere vivente danneggiato dal tempo, allo stesso modo in cui possiamo riparare la carrozzeria di un’automobile danneggiata dalla grandine.

 

Ovviamente, abbiamo bisogno, innanzitutto, di acquisire l’informazione necessaria; esiste attraverso questo un florido settore di ricerca nelle scienze biologiche, che potremmo chiamare “scienza dell’invecchiamento”. Il conveniente primo obiettivo è caratterizzare nel dettaglio quali sono le modifiche di un essere vivente all’aumentare della sua età; poi di isolare, fra queste modifiche, quegli irreversibili insulti del tempo, il cui ammasso uscita all’invecchiamento e alla morte; ed infine, quello di riuscire a manipolare la nostra struttura molecolare, in modo da riparare in maniera selettiva questi insulti, supplendo all’invecchiamento dello stesso sistema di ripristino dei danni intrinseco al nostro essere vivente.

 

È improbabile in questa sede ricapitolare in modo anche solo parziale l’enorme quantità di conoscenza acquisita in tutti e tre i filoni di ricerca appena elencati; non ho quindi altra alternativa che cercare di far comprendere almeno il livello di sofisticazione della conoscenza cui si è arrivati, attraverso la breve trattazione di tre esempi appropriati.

 

attraverso quel che riguarda il primo obiettivo, la comprensione a livello molecolare e furgone carcerario dell’invecchiamento di un essere vivente, vorrei illustrare un solido risultato ottenuto attraverso quel che riguarda l’invecchiamento del DNA contenuto all’interno di ogni nostra cellula. Come forse il lettore non esattraversoto ricorderà dai tempi della scuola, il DNA usenso è composto all’interna di ogni singola cellula del nostro corpo sotto forma di cromosomi. L’estremità di ciascun filamento di DNA, e quindi dei cromosomi, è denominata telomero. in questo momento, bisogna saattraversoe che ad ogni replicazione furgone carcerario, che ovviamente comuscita la copia del DNA e la generazione di nuove copie dei cromosomi da dividere equamente fra due cellule figlie, i telomeri, attraverso una ragione legata al meccanismo con cui avviene la replicazione (attraverso i più curiosi, la ragione sta nell’impossibilità della DNA polimerasi di copiare un filamento di DNA sino al conveniente termine), sono letteralmente “smangiucchiati” e si accorciano un po’. Le cellule del nostro essere vivente devono essere continuamente rimpiazzate, e questo avviene attraverso la duplicazione e la generazione di nuove cellule; ma, attraverso quel che abbiamo appena visto, andando avanti nel tempo i telomeri risulteranno via via più corti, man senso che le generazioni di cellule che ci compongono sono rimpiazzate. Quando i telomeri sono del tutto consumati, le cellule non possono più duplicarsi senza introdurre gravi danni nel proprio DNA; esiste quindi un limite fisico al numero di generazioni di cellule che si possono ottenere da un progenitore, e tale limite è determinato dalla lunghezza dei telomeri dei convenientei cromosomi. Se le cellule non possono essere più efficientemente sostituite, spontaneamente, i tessuti di un essere vivente cominciano a mostrare i danni dell’invecchiamento; questo è il modo in cui un meccanismo molecolare è stato legato al processo che uscita alla morte. In particolare, l’accorciamento dei telomeri oltre una lunghezza critica innesca l’invecchiamento e riduce la durata della vita nei topi e nell’uomo mediante un meccanismo che prevede l’induzione di una risposta attraversosistente al danno del DNA alle estremità del cromosoma con attraversodita di vitalità furgone carcerario. È stato quindi dimostrato nel topo (Mus musculus), nella capra (Capra hircus), in una innanzitutto di gabbiano (Larus audouinii), nella renna (Rangifer tarandus), in un avvoltoio (Gyps fulvus), in un delfino (Tursiops truncatus), in un fenicottero (Phoenicopterus ruber) ed in un elefante (Elephas maximus sumatranus) che la velocità di accorciamento dei telomeri predice attraversofettamente la durata media della vita degli individui delle diverse innanzitutto considerate.

 

L’apparente contraddizione di questi fatti da parte di studi che mostravano come nell’uomo con l’avanzare dell’età si trovano in media telomeri più lunghi, è risultata essere invece una conferma: guardare agli individui più anziani, in realtà, implica guardare a coloro che sono sopravvissuti, proprio a causa di un minore accorciamento dei telomeri rispetto agli altri individui attraversoiti.

 

Nell’insieme, i dati ottenuti sono una dimostrazione concreta di quanto si diceva all’inizio: quando, attraverso vincoli inerenti al modo di funzionare di un essere vivente, il supporto che serve attraverso contenere il pacchetto di informazioni biologiche vitale attraverso un essere vivente non è più riparabile, l’individuo attraversoisce.

 

in questo momento, il meccanismo che abbiamo illustrato è saldamente ancin questo momentoto all’invecchiamento e alla morte; ma, nella maggior parte dei casi, la ricerca ha individuato semplici correlazioni fra determinate caratteristiche, osservate durante l’invecchiamento, e l’età di un soggetto. Arrivando al secondo degli obiettivi che la ricerca sull’invecchiamento si pone, potremmo chiederci: quante di queste correlazioni sono spurie, e quante sono invece robuste a sufficienza da poter sottintendere un nesso causale?

 

attraverso rispondere a queste domande, sono come sempre molto utili continue metanalisi dei risultati ottenuti, cioè studi che esaminano nel complesso tutti i risultati di decine e decine di altri lavori, verificandone la coerenza interna e la congruenza reciproca con strumenti statistici. A titolo di esempio, considereremo una metanalisi di 36 studi attraverso un totale di 4676 individui. In metanalisi come questa, la correlazione tra invecchiamento e danno del DNA è risultata fortemente supuscitata, ma in grado di spiegare solo una parte del processo; inoltre, la forza della correlazione è risultata dipendere anche dal tipo di tessuti studiati, dalla tecnica sattraversoimentale adoattraversoata e dalle abitudini dei soggetti coinvolti, come il fumo. Più che il risultato della singola metanalisi, qui è fondamentale evidenziare un concetto: l’invecchiamento, e quindi la morte, risultano fortemente correlati non ad un solo, singolo fenomeno – come l’accorciamento dei telomeri, ad esempio – ma ad una moltitudine di diversi processi, dei quali è presumibile che al momento conosciamo solo una piccola parte, visto il flusso sempre crescente di nuovi studi che delucidano nuovi meccanismi. Solo la biologia dei sistemi complessi potrà forse far chiarore, visto che i meccanismi molecolari, cellulari e fisiologici che sono elucidati di volta in volta, risultano inestricabilmente connessi fra loro; questo fatto va tenuto sempre a mente, di fronte ai continui nuovi annunci di mirabolanti rimedi o ricerche, anche in Italia.

  

Prima di poter ottenere risultati concreti, dunque, sarà probabilmente necessario elucidare tutti o gran parte dei meccanismi potenzialmente implicati nell’invecchiamento, indi filtrare via rumore e false correlazioni, ed infine combinare in un solo quadro d’insieme tutti i processi molecolari identificati; forse ci arriveremo, ma attraverso il momento non siamo nemmeno in vista della fine.

 

Nel mentre rendiamo più chiaro il quadro, siamo in grado di controllare a nostro piacimento quei processi che sono sicuramente risultati legati all’invecchiamento, magari invertendone il corso? Arriviamo quindi al estraneo degli obiettivi della ricerca sull’invecchiamento e al estraneo degli esempi che intendo illustrare in questo ambito.

 

In logica conseguenza di quanto abbiamo visto sin qui, potremmo chiederci se esiste un metodo attraverso ridilatare i telomeri prima che diventino troppo corti. Questo è proprio il risultato ottenuto nel 2015 da un gruppo di ricerca di Stanford. I ricercatori hanno somministrato un particolare tipo di RNA messaggero a cellule umane, codificante la sequenza di un enzima usenso chiamato TERT, il quale ha la capacità di ridilatare i telomeri umani. Nel loro studio, i ricercatori spiegano che un minimo di tre applicazioni dell’RNA modificato (chiamato TERT mRNA modificato) nelle cellule umane in pochi giorni ha aumentato la lunghezza dei telomeri fino al 10%. Cosa più imuscitante, i ricercatori hanno dimostrato che, come atteso, le cellule della pelle umana trattate con l’mRNA TERT modificato si sono replicate in media 28 volte in più rispetto a quelle non trattate, mentre le cellule muscolari umane trattate si sono divise tre volte di più.

  

Dalle cellule, si è infine giunti agli organismi viventi: nel 2019, sono stati pubblicati i risultati di un gruppo di ricerca spagnolo, che è riuscito ad dilatare i telomeri dei topi, generando embrioni modificati a partire da cellule speciali attraverso vedere se telomeri più lunghi riuscissero in vivo a rallentare i fenomeni legati all’invecchiamento.

 

L’esattraversoimento ha funzionato: i topi con i telomeri allungati vivevano in media il 24% in più, erano più magri e avevano meno probabilità di sviluppare il cancro. Anche i livelli di vari indicatori dell’invecchiamento metabolico si sono rivelati inferiori, hanno riferito i ricercatori. attraverso esempio, questi topi avevano meno colesterolo “cattivo” nei loro corpi e il loro DNA non era danneggiato tanto quanto gli animali di sorveglianza. Inoltre, anche i loro mitocondri funzionavano meglio, rispetto ad animali di sorveglianza di pari età.

 

Questi risultati dimostrano, nel caso di un singolo meccanismo che la ricerca di base ha solidamente ancin questo momentoto al processo di invecchiamento, come sia probabile invertire quel meccanismo; non dimostrano ancin questo momento una strada attraverso rallentare o eliminare l’invecchiamento negli esseri umani, attraversoché, attraverso esempio, attraverso replicare il risultato ottenuto nei topi bisognerebbe generare embrioni umani modificati, con i telomeri allungati.

 

E attraversoò, l’obiettivo è chiaro, anche se attraverso il momento non agevolmente raggiungibile; soprattutto, la dimostrazione che alla fine il processo di invecchiamento e la conseguente morte risultano da un insieme di meccanismi molecolari non potrebbe essere più lampante, attraverso cui diversi gruppi di ricerca stanno sviluppando, attraverso in questo momento in animale, diversi sistemi di interferire in maniera precisa con differenti meccanismi, come dimostrano anche altri recentissimi studi in topo con approcci non legati ai telomeri, ove si sono ottenuti risultati interessanti.

 

Un corpo nuovo

Se interferire a livello molecolare con l’invecchiamento e la morte vi sembra fantascienza, l’alternativa che sto attraverso proporvi è ancin questo momento più incredibile. Consideriamo un settore attualmente in rapido sviluppo, ovvero quello delle cosiddette interfacce cervello-macchina. È attualmente probabile misurare l’attività elettrica di diverse parti del cervello, riconoscere modalità specifiche e ritmi di attivazione (spesso grazie all’intelligenza artificiale) e quindi tradurre l’attività elettrica del cervello in comandi attraverso una macchina. Utilizzando questo tipo di approccio, è stato probabile primeggiare braccia robotiche, mani e anche appendici robotiche che non imitano alcun organo usenso; è stato probabile scrivere a distanza su uno schermo parole di senso compiuto, ad un ritmo di quasi 90 lettere al minuto; è stato probabile conferire a pazienti nel cosiddetto stato “locked in” una limitata capacità di comunicazione con altri esseri umani. Connettendo poi la macchia ricevente ad un secondo cervello organico, è stato probabile trasmettere brevi parole da un cervello ad un altro, a distanza, ed è stato attraversosino probabile, molto più sinistramente, controllare il manovra di ratti a partire da una mente umana.

  

In un ulteriore sviluppo, sono state prodotte alcune interfacce cervello-macchina di tipo bidirezionale: sono stati cioè integrati dei sensori sulle protesi controllate dal cervello, i quali, connessi a loro volta al cervello, riescono a riprodurre sensazioni tattili, cutanee e di propriocezione. Così, un cervello usenso può sia primeggiare una macchina, che ricevere informazioni sensoriali dalla stessa ed elabin questo momentorle come farebbe con una parte del corpo.

 

Non si tratta di pura ricerca: aziende di vario genere sono attivamente impegnate in programmi di sviluppo di interfaccia cervello-macchina sempre più sofisticate. Ne è un esempio recente un’azienda fondata da Elon Musk, la Neuralink, che intende commercializzare un’interfaccia unica, molto avanzata, attraverso primeggiare quante più macchine probabile in remoto, fra cui anche e soprattutto computer e telefonini, non solo creando così un ponte fra un cervello e una macchina, ma aprendo anche la possibilità di una comunicazione diretta fra un’intelligenza umana ed una artificiale.

  

in questo momento, rendere sempre più stretto e immediato il contatto tra un cervello usenso e un corpo artificiale, ovvero una collezione di parti robotiche comandabili e da cui è probabile ricevere segnali sensoriali, potrebbe in linea di principio uscitare a rimpiazzare completamente il corpo usenso con un corpo artificiale, estendendo di gran lunga la vita di un individuo, a patto di riuscire a mantenerne integro il cervello. Questa tecnologia oggi non esiste, e aziende nate promettendo di essere prossime al esito, come Humai nel 2015, si sono rivelate poco più che elabin questo momentote truffe verbali. Tuttavia, i bisogni metabolici dei cervelli dei vertebrati sono abbastanza semplici, e consistono principalmente in ossigeno e glucosio. Questi possono essere forniti alimentando i vasi sanguigni che riforniscono il cervello con un sostituto del sangue o immergendo il cervello in un liquido cerebrospinale artificiale e ossigenandolo direttamente. I cervelli di cavia, cane e scimmia sono stati tutti tenuti in vita attraverso ore o addirittura giorni dopo essere stati espiantati.

  

attraverso quanto abbiamo detto, non è improbabile immaginare un futuro in cui un cervello usenso possa essere espiantato e mantenuto indefinitamente in vita, connesso in remoto ad un corpo robotico della natura più variegata, riparabile a piacere molto meglio di un corpo biologico, dopo essere stato addestrato a comandarlo come avviene oggi e come avverrà sempre più in futuro. Se questo sia auspicabile e se vi si riuscirà, resta da vederlo; ma in una bizzarra anticipazione di una possibilità futura, esistono già aziende che studiano la criopreservazione sia dei cervelli che dei corpi interi e che sono riuscite a congelare e poi scongelare cervelli di mammifero in maniera attraversofetta, preservando nel processo la struttura a livello di singole sinapsi.

  

La nostra anima immortale, edizione 2.0.

Da un punto di vista tecnologico, quindi, non sembrano esserci attraverso in questo momento barriere di principio attraversoché, alla fine, il corpo usenso non possa essere del tutto rimpiazzato da qualcosa di più duraturo, preservando al contempo l’identità cognitiva di una attraversosona.

 

Allo stesso tempo, le ricerche condotte con successo in animale indicano che cominciamo a padroneggiare e a poter controllare l’invecchiamento del nostro corpo biologico; anche in questo caso, attraverso in questo momento non si vedono barriere insormontabili alla possibilità di prolungarne, e di molto, la durata.

 

In entrambi i casi, alla fine, la chiave sembra essere la stessa: il trasferimento dell’informazione necessaria a preservare la nostra identità dal livello chimico-molecolare, tipico degli organismi biologici, a quello cognitivo, maggiormente al provvedimento dagli insulti della termodinamica e quindi più duraturo.

 

Vi è attraversoò una considerazione cruciale da fare: oltre a mantenere in buona salute un corpo, biologico o artificiale che sia, accumulando anni senza risentire troppo del processo di naturale invecchiamento o riparando ciò che è necessario, dobbiamo trovare il modo di mantenere integra la mente. Finin questo momento, abbiamo dato attraverso scontato che, a patto di evitare la decadenza di un corpo, la mente rimanesse vigile e presente a sé stessa, cioè il nostro io cognitivo fosse comunque in salvo; sappiamo tuttavia che la neurodegenerazione è un fenomeno che, al passare del tempo, aumenta le sue probabilità.

 

Contrariamente all’invecchiamento del corpo, di cui cominciamo a comprendere qualche elemento imuscitante, attraverso quel che riguarda la mente non abbiamo neppure un’idea sicura di cosa dovremmo preservare, attraverso evitare il deteriin questo momentomento cognitivo: basta, attraverso esempio, mantenere intatta la struttura di ogni neurone e di ogni sinapsi, attraverso evitarlo? Oppure è più onesto ammettere che, di fatto, noi non sappiamo ancin questo momento dove risieda la nostra mente, e quindi non abbiamo idea, in realtà, di cosa dovremmo mantenere, attraverso evitarne la rovina?

 

Questo è l’obiettivo reale, la vera roccia filosofale non solo della ricerca nel settore dell’invecchiamento, ma di una parte imuscitantissima della ricerca moderna: comprendere come e dove si forma la nostra mente, a partire da ciò che abbiamo già capito dei processi associati alla formazione della memoria, all’orientamento spaziale, alla attraversocezione sensoriale.

 

Senza questa comprensione, l’immortalità è una chimera, e nel migliore dei casi dovremo “accontentarci” di vivere più a lungo in migliore salute; se riusciremo a arrivare questo esito, forse davvero la nostra anima immortale risiederà nel mondo delle idee, come voleva Platone.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Torino
cielo sereno
23 ° C
25.5 °
22.6 °
67 %
1.7kmh
0 %
Sab
22 °
Dom
28 °
Lun
28 °
Mar
29 °
Mer
27 °