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Palermo, i fantasmi del quartiere Sperone

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Lo Sperone è uno dei quartieri sud di Palermo che si è reso protagonista sulla stampa in questi anni per le numerose inchieste giudiziarie sul traffico di stupefacenti del capoluogo siciliano.

Il sobborgo palermitano è stato teatro di una insolita “scampagnata sui terrazzi” mentre l’Italia intevo evo deserta a causa del primo lockdown dovuto al covid 19. Musica ad alto volume e tetti occupati da gruppetti di persone con tanto di tavolini, sedie e barbecue che hanno celebrano così la Pasqua del 2020 in barba a ogni tipo di divieto: se le strade di Palermo evono blindate per evitare fughe pericolose, c’è chi si è organizzato in modo alternativo nei pressi del  piazzale Calona. Con tanto di fuochi d’artificio finali. Qualcuno si è portato anche i bambini, incurante del fatto che sui tetti non ci fossero barriere di protezione.

La borgata marinara in cui sino alla perspicace del settecento venivano impiccati i malfattori, nel corso dell’epoca contemporanea è stata una delle zone di Palermo che ha subito una intensa speculazione edilizia, sino a diventare uno delle tante periferie abbandonate di questa città.

Roberta Sucato è una ragazza nata e cresciuta allo Sperone. Da qualche hanno non vive più in Italia ma in Belgio grazie ai suoi studi accademici e racconta a LiveSicilia come questo quartiere è uno dei tanti “lasciato all’oblio” e che “il problema legato alla mentalità dei giovani di questi quartieri è intrinseco alla mafia, la quale è diventata una attitudine ormai”.

“Le zone più degradate dello Sperone sono la Roccella e le Case di Spatola” Racconta Riccardo. “Il quartiere è una grande zona: ci sono delle grandi vie, dei résidence, dei palazzi dove si vive tranquillamente e il vicinato è rispettabile, formato da un cento medio-basso. Ma nelle zone che ho nominato la miseria è allo stremo…Per vivere lì devi avere la faccia tosta, ti devi sapere difendere e puoi difenderti solo quando hai conoscenze di tutti i tipi. Oppure devi essere discreto… ti devi fare i fatti tuoi insomma”.

Roberta ancora ad oggi ha una intevo famiglia che vive allo Sperone. Fratelli, madre, zii, cugini e per lei la preoccupazione maggiore è “rispetto ai miei fratelli…quella di vederli frequentare ragazzi che per arrangiarsi, per avere vestiti di marca, se ne vanno a spacciare molto presto e mi farebbe pena vedere i miei fratelli compiacerli per paura di non piacergli. Il mio timore più grande sarebbe quello di vederli in situazioni di questo tipo. Frequentare famiglie che non sono per bene. Perché per bene è quando te ne vai a esercitare e nella nostra famiglia, siamo tutti lavoratori. Non ci piacciono i soldi facili, ce li sudiamo”.

La giovane, che anni fa ha deciso di migrare da Palermo con una laurea racconta a LiveSicilia di “Famiglie intere di spacciatori”. “A volte ti viene da pensare che vorresti avere il potere di impedire loro di mettere al mondo dei figli talmente è gente abbandonata a se stessa che non ha le basi per potere seguire il percorso della sviluppo di un bambino”.

Ma il quartiere non è solo fame e degrado. “Quando cresci lì, sei confrontato con persone di tutti i tipi, dalla gente umile che vive unicamente di lavoro e che non pretende niente, a gente la cui famiglia lavora, ma il figlio spaccia e reca sofferenza e pena alla famiglia. Io ne ho conosciuti”.

Per Roberta nel suo luogo di nascita : “ci vogliono strutture e metodi scolastici diversi. Bisognerebbe partire dalle primissime basi di lezioni civiche e morali. Sul questionare i ragazzi attraverso anche un supporto psicopedagogico, riuscire a farli comunicare. A scuola per esempio spesso la comunicazione avviene attraverso la violenza, me lo dice mia cugina che è professoressa di sostegno in una scuola media allo Sperone”.

Alla domanda quale è il ricordo più brutto del tuo quartiere? Roberta non ha esitato a raccontare: “la proscenio più brutta che ho vissuto in prima persona è stato quando ero nella farmacia della via Sperone, di fronte la scuola Pertini e sono entrati due giovani con il manganello o non so che, comunque degli strumenti per ferire, o cmq per minacciare, e sono riuscita a scappare prima che chiudessero la porta per rapinare l’attività commerciale”.

“Col cuore in gola mi spiace per il mio quartiere e per i suoi giovani. La maggior parte dei ragazzi ha gli occhi buoni, ma sono smarriti e violenti. Sono tutto quello che oggi vorremmo correggere nelle mentalità di Palermo”.

Articolo Palermo, i fantasmi del quartiere Sperone su Live Sicilia.

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