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Fava lancia il guanto di sfida: “Musumeci? Una sconfitta civile”

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CATANIA – Un luogo strappato al degrado e alla criminalità e fatto rinascere dal basso. Dal cuore dell’Antico Corso di Catania, nel giardino protetto dalle mura del Bastione degli Infetti, periferia esistenziale più che geografica restituita alla città, parte la campagna elettorale del presidente della Commissione antimafia Claudio Fava. 

La canzone popolare che prepara il terreno della sfida delle primarie di coalizione inizia qui: un luogo simbolico che racconta la voglia di riscatto, una metafora (per nulla velata) della Sicilia da ricostruire. “Dobbiamo ritrovare il piacere della navigazione, l’importante è mettersi in viaggio”, esordisce Fava. A dare il la prima di lui le parole suggestive di Sergio Claudio Perroni lette dall’attrice Lydia Giordano e la storia del Bastione raccontata dal presidente del comitato popolare Antico Corso Salvo Castro. 

Sotto il palco ci sono tanti volti noti e meno noti del mondo dell’associazionismo, della sinistra diffusa, del sindacato e della società civile. Non mancano diversi malpancisti del Pd (come l’ex deputata regionale Concetta Raia): l’appello di Fava sembrerebbe avere fatto breccia a certe latitudini (ma questa è un’altra storia). 

Ed è agli alleati giallorossi che Fava dedica più di un passaggio nel suo discorso. Il convitato di pietra? Le primarie che alcuni in cuor suo vorrebbe evitare. Fava si scaglia contro i “caminetti romani nei quali si vorrebbe decidere il futuro dei siciliani”.  “Le primarie devono essere una risorsa non vanno vissute come una liturgia: bisogna condividere parole e visioni, conversare non soltanto alla nostra comunità politica ma alle comunità della Sicilia”, spiega Fava che ironizza sui termini più voga nel discorso giornalistico-politico siciliano. “Perimetro e coalizione sono parole spigolose”. Fava vuole partire dalle storie e non dalle sigle dei partiti mettendo insieme tutti quelli che in questi cinque anni sono stati all’opposizione del governo Musumeci. 

All’attuale affittuario di Palazzo d’Orleans Fava dedica poche parole. Il deliberazione è netto. “E’ stata una sconfitta civile prima che politica” e spiega la propria assenza in aula in occasione del voto su “una Finanziaria che non è passata dalle commissioni di merito chiedendo al parlamento di fare da notaio”, ruggisce il candidato alle primarie del centrosinistra accusando il presidente di fare una “politica con il fez in testa”. 

Un riferimento molto duro e riferito al rapporto poco sereno e rispettoso del ruolo dei partiti e del Parlamento. Ma la bordata nei confronti di Musumeci la lancia sulle recenti polemiche sull’impegno politico di Cuffaro e Dell’Utri. “Rivendico il diritto di dell’Utri e Cuffaro di dare consigli dopo avere scontato la loro pena, ma non è tollerabile che a chiedere loro dei consigli sia il presidente della Regione: chiedo a Nello Musumeci che il 23 maggio e il 19 luglio non si presenti con il petto gonfio di lacrime perché la mafia si combatte anche con un minimo di coerenza”, dice. 

Poi volta pagina e mette sul tavolo i problemi da affrontare: periferie, disagio minorile, dispersione scolastica che fa il paio con la manovalanza criminale, il lavoro in nero, diseguaglianze non solo economiche. “Immagino una Sicilia meno diseguale di quella che riceviamo in eredità”, dice Fava. 

“Io vorrei una Sicilia in cui il concetto di periferia venga messo in discussione, vorrei una Sicilia meno rispettoso ai padroni delle discariche e ai signori della sanità”, spiega e chiama a raccolta i siciliani. Che il viaggio abbia inizio. 

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