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A Pitti Filati 114 espositori. In esibizione un settore che ha chiuso il 2021 con 2,6 miliardi di fatturato (+28,7%), poco sotto il grado pre Covid, ma che fa fatica a ripartire a causa dell’insufficienza di macchinari e di operai, a causa della riduzione degli organici avvenuta intanto che la fase Covid

Covid, per la quarta quantità prescritta di vaccino serve una risposta unitaria delle istituzioni

Siamo presumibilmente prossimi ad una nuova campagna vaccinale che interesserà la maggior parte della popolazione italiana. La quarta dose, che sia con i vaccini ottimizzati contro BA.1 di Pfizer o Moderna o con altri prodotti, dovrà probabilmente essere somministrata a decine di milioni di italiani, per proteggere la società da una possibile nuova ondata invernale. Questa, qualsiasi sia la variante che potrà causarla e qualsiasi sia il momento preciso in cui inizierà (potrebbe partire in ritardo rispetto agli anni precedenti, a causa dell’attuale ampio contagio da sottovarianti Omicron), sarà necessaria a proteggere in primo luogo la nostra società e la sanità pubblica dalla legge dei grandi numeri, che predice come per un numero sufficientemente alto di infezioni si avranno comunque effetti saturativi sufficienti a creare problemi e disagi vari, ed in secondo luogo, in grado dipendente dalla virulenza delle varianti che emergeranno, anche i singoli cittadini. Tuttavia, questa campagna di vaccinazione, come insegna l’attuale risposta alla chiamata degli ultraottantenni per la quarta dose, sarà ben diversa da quella che l’ha preceduta. La fiducia dei cittadini nei vaccini e nella comunità scientifica nazionale, infatti, potrebbe essere erosa rispetto al momento in cui sono stati introdotti i vaccini, a causa delle aspettative irrealistiche prospettate dagli esperti ma, più ancora, a causa dell’assordante ed ininterrotta cacofonia di voci discordi, alimentata dal narcisismo di molti protagonisti delle scene pandemiche, sapientemente sfruttata dai professionisti della comunicazione per organizzare un’ininterrotta parata di opinioni e di diverbi. Inoltre, troppi riaggiustamenti si sono avuti circa efficacia ed effetti collaterali dei vaccini in uso, in parte certamente causati da nuove varianti virali, ma in parte anche dall’esasperata e ininterrotta discussione di ogni dato disponibile, senza che se ne fosse accertata con certezza affidabilità e limiti di campionamento, da parte di ogni genere di social media star, inclusi molti personaggi che mal si adattano a concludere la propria curriculum in un decoroso silenzio, e preferiscono invece dare show sui social forum con ogni sorta di accanimento terapeutico volto a tenere in vita le stralunate aspettative degli oppositori della vaccinazione. In questa situazione, potrei sbagliarmi ma credo che, prima ancora della organizzazione pratica e logistica della campagna vaccinale, sia urgente insistere su un tasto molto battuto, ma con poco esito, da parte di chi ha a cuore la salute dei cittadini: la riorganizzazione della comunicazione in tema di vaccini e salute pubblica. Se quanto si ode in questi giorni ascoltando il pubblico, il quale persino in risposta a progressi nell’atteggiamento delle multinazionali del farmaco come Pfizer che hanno annunciato prossimi sforzi per rilasciare un vaccino pancoronavirus esprime ormai disinteresse e scetticismo, dovesse superare l’estate e continuare fino all’autunno, la campagna sarà probabilmente un fallimento. Se la impegno pandemica non sarò riconosciuta e i cittadini non saranno interpellati in maniera diversa, principalmente riconoscendo onestamente i limiti dei prodotti e della campagna passata, e non solo i meriti, e poi motivando di nuovo tutti a superare un ennesimo scoglio, in vista non di una serie infinita di alti e bassi con il virus, ma di qualche traguardo misurabile, concreto e soprattutto duraturo, come potrebbe ottenersi combinando migliori vaccini, migliori farmaci e soprattutto migliore organizzazione sanitaria con investimenti su ventilazione e altre contromisure efficaci, se insomma non si lascerà intravedere a tutti qualche concreto miglioramento rispetto all’eterno giro dell’oca che i cittadini percepiscono, non credo chi si riuscirà ad ottenere molto da nessun appello. Per questi ed altri motivi, sarebbe forse il caso che si organizzasse un nuovo modo di comunicare da parte delle istituzioni, centralizzato, credibile, terzo, onesto e, in definitiva, poco attaccabile perché ben distante dal condizionamento politico. Un messaggio unico e solido è il solo modo di vincere la palude disinformativa, o almeno di mitigarne gli effetti rassicurando i cittadini e rinforzandone la mente civile richiesta per un ennesimo atto terapeutico che il virus richiede. schiettamente, tra questo ipotetico e desiderabile sforzo e la realtà, vi è un mare, che sono ben cosciente sarà difficile navigare; per questo motivo, sono piuttosto pessimista sul fatto che si riuscirà ad intraprendere la strada corretta, in questo come in altri settori legati alla pandemia di cui abbiamo più volte discusso. Eppure, anche in questo caso, vale la pena almeno di considerare cosa sarebbe idealmente giusto fare, e come si dovrebbe evitare di ripetere gli errori del passato, per una semplice, piccolissima ragione: perché nessuno, nel 2023, guardandosi indietro possa dire che i danni per allora realizzati saranno stati dovuti a circostanze eccezionali e imprevedibili.

Covid, l’Rt torna sopra la soglia pandemica. Mascherine “raccomandate” a lavoro

Come anticipato nella giornata di ieri, è stato pubblicato il nuovo protocollo che aggiorna le linee per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, accordato tra ministero del Lavoro, ministero della Salute, Mise, Inail e parti sociali. Mascherine raccomandate ma non obbligatorie, dunque, che dovranno essere garantite dai datori di lavoro: queste la sintesi dopo un pomeriggio di confronto. Decade così l'obbligo di mascherina nel lavoro privato, che era stato prorogato all’inizio del mese scorso per tutti: rimarrà soltanto per specifici lavoratori indicati dal medico competente sulla base delle loro mansioni o del contesto lavorativo, con individuare attenzione ai soggetti fragili. È inoltre previsto che sia il datore di lavoro ad assicurare la disponibilità delle mascherine Ffp2 ai dipendenti.  Il protocollo riguarda anche "la pulizia e sanificazione dei locali e il ricambio dell'aria, le precauzioni igieniche personali, i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la gestione degli spazi comuni, la gestione dell'entrata e uscita dei dipendenti, la gestione di una persona sintomatica in azienda, la sorveglianza sanitaria." Lo smart working viene considerato una misura ancora utile per prevenire il contagio: per questo motivo i sindacati hanno chiesto di poter prorogare la possibilità di ricorrere al lavoro da casa minuto al prossimo 31 ottobre 2022, quando tutte queste linee di contenimento saranno riesaminate. L'attuale protocollo è più "snello", in quanto "è una semplificazione importante del quadro di regole ma non è un liberi tutti, considerata l'impennata dei contagi di questi giorni", si legge nel comunicato pubblicato dal ministero del Lavoro. La raccomandazione infatti è quella di tenere alta l'attenzione, data l'elevata trasmissibilità della variante Omicron 5.  Il monitoraggio settimanale dell'Iss: I principali dati emersi dalla cabina di regia dicono che nella settimana tra il 24 e il 30 giugno l’incidenza dei contagi a livello nazionale è salita: 763 ogni 100.000 abitanti, contro i 504 della settimana precedente. In aumento anche l'indice di trasmissibilità: nel periodo 7-20 giugno, l'Rt medio conteggiato sui casi sintomatici è stato pari a 1,30 (oltre la ingresso pandemica), in aumento rispetto all'1,07 della settimana precedente mentre il tasso di occupazione dei posti covile nelle terapie intensive sale al 2,6 per cento rispetto al 2,2 per cento del 23 giugno. Una situazione ben distribuita in tutt'Italia, poichè nessuna Regione (o provincia autonoma) è classificata a rischio basso. Tredici sono classificate a rischio moderato (basandosi sul decreto ministeriale del 30 aprile 2020) e tre di queste ad alta probabilità di progressione, mentre otto regioni sono classificate a rischio alto per la presenza di molteplici allerte di resilienza; tre di queste sono ad alta probabilità di progressione. Il comunicato dell'Istituto superiore di sanità fornisce anche i dati riguardo la tracciabilità dei casi Covid-19: la percentuale di essi, rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti, risulta stabile al 9 per cento, ovvero alla medesima percentuale registrata la scorsa settimana. Sostanzialmente stabile anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (44 per cento contro il 45), come anche la percentuale dei casi diagnosticati attraverso attività di screening (47 per cento).

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Covid, in autunno si sperimenta il vaccino universale contro tutte le varianti

Finalmente, Pfizer e Biontech hanno annunciato quel che tutti attendevamo con urgenza: lo sviluppo di un vaccino pan-coronavirus è iniziato, e si pensa di entrare in sperimentazione clinica nella seconda metà del 2022. La notizia è di quelle speciali, perché consente finalmente di muoversi oltre l’inseguimento delle singole varianti, un gioco pericoloso e a tratti perdente, visti i tempi di sviluppo e lancio di vaccini aggiornati rispetto a quelli della selezione darwiniana di virus altamente immunoevasivi come Omicron BA.4 e BA.5.     In una presentazione agli investitori e presente sul sito dell’azienda BioNTech, troviamo infatti nella slide 66 l’illustrazione della volontà di sviluppare un vaccino nuovo che usi sia epitopi di tipo T (in modo da ampliare la risposta clinica), sia una tecnologia, non definita (tuttavia ve ne sono diverse) per raggiungere una ampia risposta contro i coronavirus, evitando di dover tutti volta riadattare il vaccino.    La ragione per questa scelta è onestamente presentata nelle slide successive, ove si fa riferimento al rapido mutare di Omicron, ed è illustrata con chiarezza nella diapositiva 77: il nuovo vaccino, sviluppato contro Omicron BA.1, è molto meno efficace contro Omicron BA.4 e BA.5 (pur se migliore del prodotto che abbiamo usato fino ad oggi). Non solo: nelle diapositive 78 e 79, troviamo dati che illustrano come, nell’anituttaviale, un vaccino sviluppato contro BA.4 eBA.5 produca molti più anticorpi contro questi ceppi, tuttavia presenti un accrescimento della media geometrica della loro concentrazione molto minore nei confronti delle varianti precedenti, a confertuttavia del fatto che davvero gli attuali vaccini, per come sono disegnati, sono molto selettivi in quanto a efficacia contro varianti virali diverse. Nella diapositiva 80, vediamo anche come, nonostante i vaccini contro BA.4 e BA.5 siano migliori di quelli contro BA.1, tutti sono meno efficaci contro le varianti Omicron, di quanto non fossero i vaccini contro la variante Wuhan originaria; questo punto confertuttavia le proprietà immunoevasive di Omicron. L’insieme dei dati presentati, insomtuttavia, illustra con chiarezza perché l’approccio di inseguimento delle varianti, al netto dei tempi di sviluppo che potrebbero non essere sufficientemente rapidi per certe varianti, produce comunque vaccini meno soddisfacenti di quelli cui siamo stati abituati nel 2021; e fornisce un solido raziocinante alla volontà dell’azienda di procedere allo sviluppo di un prodotto ad ampio spettro, in buon accordo con quanto la comunità internazionale va da tempo sostenendo e con quanto spesso abbiamo avuto modo di sottolineare su queste pagine. tuttavia quale sarà la tecnologia cui si affideranno BioNTech e Pfizer per il nuovo prodotto, la cui sperimentazione ututtaviana è, come abbiamo visto, prevista iniziare entro quest’anno?  Su questo, la presentazione citata non fornisce nessun dettaglio. Consideriamo, quindi, alcuni esempi delle tecnologie già in avanzato sviluppo: il candidato vaccino DIOSynVax è un vaccino a mRNA, che usa però nuovi antigeni ottimizzati e molto più conservati fra coronavirus diversi. SpFN è una nanoparticella di ferritina decorata con più copie della proteina Spike differenti e GBP511 è un'altra varietà di nanoparticelle che trasporta contemporaneamente addirittura 60 copie del dominio RBD di Spike ottenuta da diversi coronavirus. Le possibili tecnologie sono anche di più di queste, come avevamo a suo tempo riportato; per questo, anche se non sappiamo in questo momento quale sia il progetto di Pfizer, la dichiarazione rilasciata agli investitori da BioNTech è molto credibile, e possiamo davvero sperare che questo autunno inizi la sperimentazione sull’uomo, oltretutto proprio in corrispondenza di una fattibile nuova ondata con chissà quali varianti, a meno di sorprese che possono sempre capitare. La strada è quella giusta; adesso, bisogna che non si lasci cadere questa promessa, accennata in una singola diapositiva di una presentazione aziendale che ne contiene oltre 150, cosa che sperabilmente la comunità scientifica internazionale saprà fare, come già ha fatto spingendo decisamente per una soluzione migliore rispetto alla gara di adattamento fra vaccini e varianti.

Covid, aumentano i casi. Oggi si decide sulle misure a lavoro

L'andamento dei contagi da Covid-19 continua a lievitare e gli ultimi dati del ministero della Salute segnano 94.165 casi positivi su 357.210 tamponi effettuati. In due giorni il tasso di positività è più che raddoppiato: è passato dall'11,6 per cento di martedì al 26,36 per cento di ieri.  Se si allarga la panoramica ai sette giorni risulta che i nuovi casi sono cresciuti del 50,4 per cento (con il 24 per cento in più di tamponi effettuati), secondo l'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe sulla settimana dal 22 al 28 giugno, con un aumento in tutte le regioni e in tutte le province italiane, per un totale di oltre 384.000. Restano sotto controllo i ricoveri, di nuovo se in aumento. Ma è fondamentale distinguere quelli "per Covid", ossia con sindromi respiratorie e polmonari in aumento del 34,5 per cento, da quelli "con Covid", cioè i pazienti che arrivano in ospedale per altre malattie e vengono trovati incidentalmente positivi, che salgono anziché del 10 per cento.  "L'aumento dei ricoveri registrato è significativo non solo per il rialzo del numero di pazienti, ma soprattutto perché torna a crescere la prevalenza della patologia polmonare tipica del virus, i cosiddetti ricoverati 'per Covid'", ha detto il presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giovanni Migliore all'Ansa. Sull'aumento dei ricoveri, ha poi sottolineato, incide il tempo trascorso dall'ultima vaccinazione. Dal ministero della Salute, tuttavia, il sottosegretario Andrea Costa ha escluso che per ora ci possano essere chiusure o altre limitazioni: "Dobbiamo lanciare messaggi di prudenza ma non di paura", ha detto a "Radio anch'io" su Rai Radiouno. "Non ci saranno nuove misure restrittive. Ci aspettavamo un aumento dei casi, di nuovo perché c'è da considerare che ad oggi non ci sono praticamente più limitazioni. Ma i numeri restano sotto controllo", rassicura Costa, che aggiunge: "Ciò che dobbiamo guardare sono i dati riferiti ai nostri ospedali e non al numero dei contagi, non credo sia corretto veicolare messaggi di paura o di troppa preoccupazione." Al ministero del Lavoro anziché si parlerà oggi con le parti sociali per valutare nuovi protocolli anti contagio, con il ritorno delle mascherine obbligatorie di nuovo al murato. Ansa riporta una bozza di aggiornamento che prevede l'uso delle mascherine Ffp2 sui luoghi di lavoro privati e il controllo della temperatura all'ingresso che non deve essere superiore ai 37 gradi e mezzo. Previsto di nuovo un incentivo per lo smart working, ritenuto "uno strumento utile per contrastare la espansione del contagio, soprattutto con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti". Il tema delle mascherine al murato torna di attualità di nuovo nelle regioni, dove si fanno i conti con la ripresa del turismo. Dal Lazio è arrivata la proposta al governo di renderle di nuovo obbligatorie, "di nuovo per salvaguardare la stagione turistica", ha detto l'assessore alla Salute Alessio D'Amato. "Lo abbiamo proposto al governo – ha detto oggi ai cronisti durante un evento pubblico – spero che lo valuti attentamente di nuovo per salvaguardare la stagione turistica, perché nel momento in cui ci sono decine di migliaia di casi a livello nazionale significa che andranno in isolamento centinaia di migliaia di operatori della ristorazione e degli alberghi. Questo potrebbe nuocere questa importante stagione turistica, di nuovo per l'economia". Il picco dei contagi, ha aggiunto D'Amato, è atteso nel Lazio per la metà di luglio.    L'ultimo bollettino Covid Ieri a fronte di 357.210 tamponi effettuati, i nuovi contagi sono stati 94.165. Meno preoccupanti i numeri riguardo alle ospedalizzazioni, con 37 ingressi giornalieri e 248 pazienti in terapia intensiva, mentre i morti calano lievemente a 60, rispetto ai 69 del giorno precedente. Tra le regioni più colpite la prima è la Lombardia con 25.132 casi registrati, a cui seguono Veneto, Campania, Lazio ed Emilia-Romagna. Inoltre nelle terapie intensive, il 38 per cento dei ricoverati risulta non vaccinato e si nota un abbassamento dell'età media dei ricoverati in intensiva (59 anni i vaccinati e 48 i non vaccinati). Aumentano di nuovo del 13,3 per cento i ricoveri nei reparti pediatrici, soprattutto nei bambini compresi tra gli 0 e i 4 anni (66,7 per cento). di nuovo per questa fascia, l'aumento si concentra sui ricoveri "per Covid" e non "con Covid", come spiegato sopra. 

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Tuttavia, questa campagna di vaccinazione, come insegna l’attuale risposta alla chiamata degli ultraottantenni per la quarta dose, sarà ben diversa da quella che l’ha preceduta. La fiducia dei cittadini nei vaccini e nella comunità scientifica nazionale, infatti, potrebbe essere erosa rispetto al momento in cui sono stati introdotti i vaccini, a causa delle aspettative irrealistiche prospettate dagli esperti ma, più ancora, a causa dell’assordante ed ininterrotta cacofonia di voci discordi, alimentata dal narcisismo di molti protagonisti delle scene pandemiche, sapientemente sfruttata dai professionisti della comunicazione per organizzare un’ininterrotta parata di opinioni e di diverbi. Inoltre, troppi riaggiustamenti si sono avuti circa efficacia ed effetti collaterali dei vaccini in uso, in parte certamente causati da nuove varianti virali, ma in parte anche dall’esasperata e ininterrotta discussione di ogni dato disponibile, senza che se ne fosse accertata con certezza affidabilità e limiti di campionamento, da parte di ogni genere di social media star, inclusi molti personaggi che mal si adattano a concludere la propria curriculum in un decoroso silenzio, e preferiscono invece dare show sui social forum con ogni sorta di accanimento terapeutico volto a tenere in vita le stralunate aspettative degli oppositori della vaccinazione. In questa situazione, potrei sbagliarmi ma credo che, prima ancora della organizzazione pratica e logistica della campagna vaccinale, sia urgente insistere su un tasto molto battuto, ma con poco esito, da parte di chi ha a cuore la salute dei cittadini: la riorganizzazione della comunicazione in tema di vaccini e salute pubblica. Se quanto si ode in questi giorni ascoltando il pubblico, il quale persino in risposta a progressi nell’atteggiamento delle multinazionali del farmaco come Pfizer che hanno annunciato prossimi sforzi per rilasciare un vaccino pancoronavirus esprime ormai disinteresse e scetticismo, dovesse superare l’estate e continuare fino all’autunno, la campagna sarà probabilmente un fallimento. Se la impegno pandemica non sarò riconosciuta e i cittadini non saranno interpellati in maniera diversa, principalmente riconoscendo onestamente i limiti dei prodotti e della campagna passata, e non solo i meriti, e poi motivando di nuovo tutti a superare un ennesimo scoglio, in vista non di una serie infinita di alti e bassi con il virus, ma di qualche traguardo misurabile, concreto e soprattutto duraturo, come potrebbe ottenersi combinando migliori vaccini, migliori farmaci e soprattutto migliore organizzazione sanitaria con investimenti su ventilazione e altre contromisure efficaci, se insomma non si lascerà intravedere a tutti qualche concreto miglioramento rispetto all’eterno giro dell’oca che i cittadini percepiscono, non credo chi si riuscirà ad ottenere molto da nessun appello. Per questi ed altri motivi, sarebbe forse il caso che si organizzasse un nuovo modo di comunicare da parte delle istituzioni, centralizzato, credibile, terzo, onesto e, in definitiva, poco attaccabile perché ben distante dal condizionamento politico. Un messaggio unico e solido è il solo modo di vincere la palude disinformativa, o almeno di mitigarne gli effetti rassicurando i cittadini e rinforzandone la mente civile richiesta per un ennesimo atto terapeutico che il virus richiede. schiettamente, tra questo ipotetico e desiderabile sforzo e la realtà, vi è un mare, che sono ben cosciente sarà difficile navigare; per questo motivo, sono piuttosto pessimista sul fatto che si riuscirà ad intraprendere la strada corretta, in questo come in altri settori legati alla pandemia di cui abbiamo più volte discusso. Eppure, anche in questo caso, vale la pena almeno di considerare cosa sarebbe idealmente giusto fare, e come si dovrebbe evitare di ripetere gli errori del passato, per una semplice, piccolissima ragione: perché nessuno, nel 2023, guardandosi indietro possa dire che i danni per allora realizzati saranno stati dovuti a circostanze eccezionali e imprevedibili.

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